7
febbraio - 2012
martedì
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Rifondazione Comunista – Vasto

Circolo Sante Petrocelli

acquadenaroL’acqua è l’oro blu. Come il petrolio è l’oro nero. Perché l’acqua, come è il petrolio, è un bene limitato e dai cui è possibile trarre grossi, enormi profitti. Come già avviene in molte parti del mondo ed anche in Italia. Profitti che certo non servono a migliorare le condizioni economiche di quanti vivono nel Sud del mondo, dove in pratica è un privato a decidere chi può bere acqua pulita e chi invece no. Ed ovviamente la selezione è basata sul censo. Già questo dovrebbe scandalizzare, soprattutto quando si conoscono i numeri, aridi e cinici: nel mondo 1,4 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile; in 30mila muoiono ogni giorno per l’acqua infetta; 100milioni sono i profughi idrici che premono sulle frontiere di quei Paesi esportatori di privatizzazione.

Ma quei numeri troppe volte appaiono lontani, purtroppo, anche se riguardano altri esseri umani, altri bambini che non diventeranno adulti. Esseri umani come noi e bambini come i nostri figli o i nostri nipoti. Nell’industrializzato e benestante Nord del pianeta, di cui fa parte l’Italia con i suoi oltre 8 milioni di poveri, si sobbalza più facilmente se si è toccati nelle tasche, piuttosto che nel cuore. Ed allora parliamone, di queste tasche dove le società che gestiscono l’acqua sempre più mettono le mani, visto che l’intenzione del governo è quella di privatizzare l’acqua, non ritenendolo evidentemente un bene pubblico primario. Alex Zanotelli, con un suo articolo, ci fa sapere infatti che con un «accordo tra il Ministro degli Affari Regionali, Fitto e il Ministro Calderoni», si sta cercando di decretare la «fine delle gestioni attraverso SPA in house e della partecipazione maggioritaria degli enti locali nelle SPA quotate in borsa».

Parliamone di come le nostre tasche potranno alleggerirsi, visto che laddove l’acqua è stata privatizzata, le tariffe sono aumentate e di molto. Esemplare è il caso della Francia, Paese da sempre tra i maggiori sostenitori della privatizzazione dell’acqua, che sta tornando a grandi passi verso la sua municipalizzazione. Anche perché, a fronte di un continuo aumento delle tariffe con l’acqua in mano ai privati, i francesi non hanno potuto notare alcun beneficio nel servizio, né hanno visto migliorata la rete di distribuzione. Ed allora quegli aumenti, a cosa sono serviti? Evidentemente ad ingrossare i profitti delle SpA dell’acqua.

Perché in Italia dovrebbe essere diverso che in Francia? Lasciamo perdere considerazioni del tipo “eh… siamo in Italia”. E proprio nella logica della gestione privata e della mercificazione del bene, che ricadono le cause del fallimento della privatizzazione dell’oro blu. Ed i segnali ci sono già tutti e ce li da direttamente Federutility, che rappresenta le aziende di servizi pubblici locali dei settori idrico ed energetico. Dell’organizzazione fanno parte ad oggi, poco più di 250 imprese idriche che fatturano qualcosa come 2,5 miliardi di euro l’anno. A fronte di tale fatturato, quelle stesse imprese fanno investimenti di appena 500 milioni di euro. Un’inezia, se si considera che la stessa Federutility dichiara che «ammonta a 61,6 miliardi di euro il fabbisogno di investimenti necessari per riorganizzare il sistema idrico italiano, che saranno coperti da finanziamenti pubblici solo per 6,9 miliardi». Il resto? La soluzione delle aziende idriche è molto semplice e la riporto testuale dal sito di Federutility: «aumento delle bollette del 26,9%»! Un salasso per le nostre tasche!

E quando la gestione dell’acqua sarà un’esclusiva delle aziende, evidentemente non potrà che andare peggio. Ma dubito che Fitto e Calderoli abbiano difficoltà a pagare le bollette.

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