Laterite: 0 controlli = 0 emissioni
Il 10 settembre scorso, l’IdV ha protocollato una interrogazione al Presidente della Provincia di Chieti Enrico Di Giuseppeantonio. L’interrogazione segnalava preoccupazioni relativamente alla presenza, nel fondovalle del Trigno, dello stabilimento Laterite S.p.A.
La preoccupazione è legittima, visto che in quello stabilimento si produce argilla espansa, alimentando gli impianti attraverso la combustione dei rifiuti. Nella Laterite, quindi, si bruciano rifiuti anche pericolosi (con potenzialità di recupero autorizzata pari a 23.760 tonnellate/anno).
Queste attività, oltre a rappresentare rischio di inquinamento per il sottosuolo e per le risorse idriche, emettono nell’aria diverse sostanze pericolose, quali, oltre alla solita e pericolosa anidride carbonica, anche acidi, ossidi e sostanze organiche volatili. In quali quantità? Non è dato sapere con esattezza e questa incertezza preoccupa.
Bene quindi ha fatto l’IdV ad interrogare Di Giuseppeantonio, visto che (come si legge nella nota del partito di Di Pietro) «La centrale purtroppo continua a rappresentare un impianto ad alto impatto ambientale e visivo che non permette di fatto un vero sviluppo turistico del territorio». Tanto è mostruoso quell’impianto, che (continua la nota dell’IdV) «basta passare sulla strada S.S. Trignina per rendersi conto di come un eco-mostro del genere sia incompatibile con ogni investimento turistico futuro». Tutto vero.
A quasi due settimane da quando è stata protocollata, l’assessore all’Ambiente, Eugenio Caporrella risponde all’interrogazione dicendo che «La Provincia ha attivato immediatamente un monitoraggio sul problema», ma che «comunque, l’impianto della Laterlite ha ottenuto l’Autorizzazione Integrata Ambientale, rilasciata dalla Regione Abruzzo, che ha previsto l’apposizione di una centralina di monitoraggio per le emissioni dei fumi in atmosfera» i cui dati sono trasmessi «direttamente ad un terminale situato negli uffici Arta». Sulla combustione dei rifiuti nell’impianto, Caporrella garantisce «che le attività di controllo che sono di competenza provinciale vengono effettuate con rigore e precisione». Tutto bene, quindi? Per la capogruppo dell’IdV, Eliana Menna parrebbe di sì, visto che nella replica si è dichiarata pienamente soddisfatta della risposta ottenuta. Beata lei. Come se una centralina di monitoraggio riducesse l’impatto ambientale con la sua sola presenza. Oppure rendesse più bello quello che prima era definito un «eco-mostro», sulla cui pericolosità ci si rende conto al solo passaggio sulla S.S. Trignina. A noi, invece, qualche dubbio rimane.
L’autorizzazione integrata ambientale (A.I.A.) che è stata rilasciata alla Laterite è la n. 53/39 del 1 settembre 2008 ed ha validità di cinque anni. L’A.I.A. è rilasciata ai sensi del Decreto Legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, nel quale si legge, all’art. 11 che “l’autorità competente, nell’ambito delle disponibilità finanziarie del proprio bilancio destinate allo scopo, può disporre ispezioni straordinarie sugli impianti autorizzati”. In pratica l’autorità competente può, di propria iniziativa, eseguire controlli per verificare la conformità del funzionamento dell’impianto autorizzato ed incrociare i dati raccolti con quelli che il gestore dell’impianto (in questo caso la Laterlite) è obbligato a fornire. La domanda è: queste ispezioni degli organi competenti, sono state fatte? Se sì, con quali risultati? E se no, cosa ha rilevato finora la centralina di monitoraggio della Laterite? Queste domande sono assolutamente legittime visto che, per lo stesso decreto 59/2005, “i risultati del controllo delle emissioni, devono essere messi a disposizione del pubblico”.
Siamo troppo maliziosi? Forse sì. Ma forse nemmeno troppo, visto che la Laterite già nel 2006 fu diffidata per una serie di gravi violazioni di legge, che così fece esprimere il Consiglio Provinciale di Chieti: “non vi sono sufficienti garanzie per la tutela della salute pubblica”.


Gli impianti di coincenerimento di rifiuti pericolosi producono alcuni tra gli inquinanti ritenuti più pericolosi per la salute umana e dannosi per l’ambiente, tra cui: ossidi di azoto, ossidi di zolfo, nanopolveri e particolato, diossine, furani, metalli pesanti, acido cloridrico, acido fluoridrico, idrocarburi policiclici aromatici (IPA).
È ormai appurato che, nonostante limiti stabiliti dal legislatore nazionale e/o comunitario, per sostanze come gli IPA e le diossine non esistono ragionevoli livelli di sicurezza al di sotto dei quali esse non provochino danni alla salute umana ed all’ambiente.
Questi impianti sono dotati di sistemi di abbattimento che dovrebbero garantirne un rilascio ridotto, anche se permangono dei dubbi sull’effettiva efficacia della misurazione di tale impatto, poiché le altissime temperature, anche superiori ai 1.000 gradi, nanoparticelle finissime che sfuggono al controllo.
Attualmente nessun sistema di filtraggio è in grado di trattenere le particelle inquinanti con diametro inferiore ai 2,5 nanometri. Questo è il principale problema degli inceneritori, la causa di un inquinamento “sconosciuto”, che desta allarme presso i cittadini e la comunità scientifica.
Come dimostrato da una letteratura scientifica ormai corposa, la pericolosità delle particelle è direttamente proporzionale alla diminuzione della loro dimensione. Quindi il particolato ultrafine risulta essere infinitamente più aggressivo e pericoloso, anche se la legislazione vigente non ne considera il monitoraggio.
Laterlite ha ottenuto l’autorizzazione all’incenerimento di rifiuti pericolosi nel 2000.Il monitoraggio è consultabile sul sito di Arpa ma solo alcuni inquinanti sono riportati. Risultano completamente assenti i valori del test annuale sulle diossine, sugli IPA e sulla reale quantità di rifiuti pericolosi inceneriti.
Le attività dell’Osservatorio Ambientale hanno visto l’impegno delle parti e la volontà di introdurre misure per l’attenuamento dei danni ambientali provocati dalle attività di Laterlite. Ma nonostante i progetti in essere il tavolo è stato, negli ultimi anni, convocato una sola volta (novembre 2009) ed ha praticamente cessato la sua funzione di controllo e monitoraggio.
Nel novembre 2010 diversi organi di stampa locale hanno riportano la notizia sull’impianto
Laterlite di Lentella, che bruciava rifiuti pericolosi utilizzandoli come combustibile, e che era diventato in pratica un vero e proprio inceneritore di rifiuti. Nel marzo 2006si è svolta l’inchiesta (per associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, disastro ambientale, falso) condotta dalla Procura della Repubblica di Lanciano (operazione “Mare chiaro”), che portò all’arresto di 16 persone, tra cui ANDREA RANALLO ,per favore compagni io sono di lentella aiutateci voi ,facciamo protesta chiudiamo la trignina diamo un messaggio forte contro i padroni e l amministrazione che vogliono riempire solo le saccocce loro!grazie