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Energia: parliamo di consumi, prima che di produzione

Scritto da Carmine Tomeo - 18 settembre 2009COMMENTA

Nell’area di Termoli ed in quella di Vasto, si torna a parlare in questi giorni di impianto eolico off shore. Tutte o quasi le amministrazioni sono contrarie. Tra i cittadini i musi sono lunghi, perchè già immaginano come cambierà la visuale, nel caso in cui pali alti circa 80 metri saranno piantati a poche miglia dalla costa. La maggior parte dei commenti contrari all’impianto eolico si può sintetizzare così: “Ci hanno imposto la centrale turbogas; ci hanno messo in lista per una centrale nucleare … pure l’impianto eolico, proprio no!”. Come dire, va bene tutto, fino ad un certo punto. Quello che spesso sfugga all’argomento (e lo dico senza presunzione, non potendomela permettere dal basso della mia incompetenza) è un approccio globale basato sulle necessità ed i consumi energetici. Sia in scala glodale che in quella locale, si evita di affrontare di il problema che sta sopra tutti: quello del consumo energetico, prima ancora del come produrre l’energia necessaria.

Facciamo finta che da oggi si avvi un processo di sostituzione integrale delle fonti energetiche fossili con quelle rinnovabili. Per quanto possa apparire paradisiaco l’immaginario, non potremmo dire che l’ambiente circostante non subirebbe conseguenze dalle attività umane e dalla stessa produzione energetica. Faccio un paio di esempi. Quali conseguenze avrebbe sul territorio l’utilizzo massiccio di impianti eolici? E per produrre, trasportare ed installare pannelli solari, non occorre forse un dispendio energetico? E queste produzioni non disperdono forse in ambiente, agenti tossici che inquinano aria, acqua e sottosuolo? Certo che sì.

Messa in questi termini, sembra non ci sia via d’uscita ed in effetti la situazione è seria e molto complicata. Ma questo è, anche perchè, secondo le previsioni scientifiche, con un incremento della temperatura media globale della terra, superiore a 2 °C, sarebbe a rischio di patire la sete un altro miliardo di persone e la disponibilità di cibo sarà fortemente ridotta e specie animali rischierebbero di scomparire. L’unica soluzione a questa situazione, già oggi praticabile senza produrre ulteriori danni ambientali, e senza la quale ogni altra alternativa energetica non sarebbe realmente efficace, è perciò la riduzione dell’uso di energia, nel piccolo di ognuno innanzitutto attraverso la riduzione degli sprechi. Ad esempio, Greenpeace fa sapere che con il semplice diffuso utilizzo in Italia di lampadine a risparmio energetico, si risparmierebbero 5,6 miliardi di chilowattora all’anno, pari all’energia prodotta da una centrale termoelettrica di 1000 MW.

Cosa c’entra tutto questo con il prblema di Termoli? C’entra, se pensiamo che l’energia risparmiata come indicato da Grrenpeace, equivalgono a 6 impianti off shore in progetto al largo di Termoli. C’entra se pensiamo che dei piccoli gesti possono dare, su ampia scala, validi risultati. Agire localmente e pensare globalmente è necessario, anche in questo caso. E c’entra quando ci poniamo il problema di chiedere alle amministrazioni che decidono sopra le nostre teste, se hanno fatto le necessarie valutazioni, prima di esprimersi. In questo caso, ci sarebbe da chiedersi: qual è la richiesta energetica attuale? Quali interventi si pensa di mettere in pratica per ridurre i consumi? Esiste un piano energetico? I nuovi impianti rientrano in quel piano? Quale utilizzo si pensa di fare del territorio? E si potrebbe continuare.

Insomma, è assurdo essere contrari all’impianto eolico in maniera assoluta; ma non ha senso accettare il progetto a prescindere da ogni altra considerazione. Soprattutto però, non è accettabile usare l’argomento delle fonti di energia rinnovabile, per giustificare attività umane sempre più energivore e mantenere al contempo la coscienza pulita.

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