Acqua bene comune: un invito all’amministrazione di Vasto
Tra le peggiori intenzioni di questo governo c’è quella di privatizzare l’acqua. Il processo è partito con la Legge 133/08, nella quale c’è un po’ di tutto: dall’istruzione all’apprendistato ed anche i servizi pubblici locali. Ed ecco quindi, che all’articolo 23-bis della Legge si affida al Governo l’individuazione di “norme applicabili in via generale per l’affidamento di tutti i servizi pubblici locali di rilevanza economica in materia di rifiuti, trasporti, energia elettrica e gas, nonche’ in materia di acqua”. Arriva così il DL 135/09, che prosegue in quel processo di privatizzazione di un bene indispensabile alla vita: l’acqua.
Con questi provvedimenti, il governo intende mettere l’acqua al servizio del mercato, darle dei padroni che possano disporne come fosse una qualsiasi altra merce, da vendere a coloro che possono acquistarla generalmente a prezzi rincarati, rispetto a quelli stabiliti in regime di servizio pubblico. Su questo principio si vorrebbe costruire un mercato privato dell’acqua, del quale chi non ha i mezzi economici può usufruire verosimilmente solo con un’elemosina di Stato. L’acqua, bene vitale come l’aria che respiriamo e indispensabile non solo per bere, ma per lavarsi, per l’igiene e per la salute, diverrebbe disponibile solo pagando dei signori che così deciderebbero della qualità della vita di altre persone. Uno scenario aberrante!
Già Marco Bersani di Attac Italia aveva proposto, per mettere un freno al processo di mercificazione dell’acqua, di intervenire a livello di Enti locali, per definire in quegli ambiti l’acqua bene pubblico privo di rilevanza economica. Finalmente c’è chi si è mosso in tal senso.
La Regione Puglia, infatti, richiamando risoluzioni e comunicazioni del Parlamento Europeo e proposte di legge popolare sottoscritte dai cittadini in tutta Italia (anche a Vasto, con una campagna del circolo cittadino del Prc) ha deliberato di approvare e fare propri i principi di “acqua bene comune, diritto umano universale non assoggettabile a meccanismi di mercato”. Nella delibera, inoltre, si stabilisce che “il consumo umano delle risorse idriche deve avere la priorità rispetto ad altri usi” e che per la sua natura sociale, il serivizio idrico integrato “deve essere gestito con meccanismi che garantiscano la partecipazione sociale”. In questo contesto si introduce anche un meccanismo di calcolo tariffario che tenga conto del tenore di vita delle persone e non più soltanto leggendo un numero sul contatore.
Non finisce qui, perché nelle sue poche pagine la delidera impegna la giunta, tra le altre cose, a modificare lo statuto regionale per definire l’acqua bene pubblico e ad impugnare il “D.L. n. 135/2009 con un ricorso di legittimità costituzionale a difesa dell’autonomia regionale entro il 24 novembre, data entro cui dovrà essere convertito in legge”.
C’era bisogno di una notizia del genere, che è rimasta purtroppo confinata nel territorio pugliese, ma che può costituire l’inizio di un processo di ripubblicizzazione dell’intero servizio idrico nazionale, che potrà avvenire solo se a quella delibera ne seguiranno altre, in molte realtà locali. Mi auguro che l’amministrazione vastese faccia propria la delibera della giunta regionale pugliese ed intervenga in ambito comunale per produrre un provvedimento simile, oltre che intervenire per quanto di competenza per stimolare una delibera dello stesso tenore di quella pugliese nell’ambito provinciale e regionale. Si sono già mossi in tal senso diversi Comuni, quali: Caserta, Ferrara, Napoli, Genova. Faccia questa scelta anche l’amministrazione comunale di Vasto, in nome del bene comune. I cittadini (vastesi e non solo) gliene sarebbero grati.
Sperando che questo invito venga preso in considerazione, rimando ad alcuni link certamente utili.
[Proposta di delibera comunale "tipo"]
[Proposta di delibera comunale d’iniziativa popolare]

