Il segno di uno Stato dalla parte della religione cattolica
Vado a memoria, ma credo di poter dire che mai ho sentito e letto tanta banalità e insensatezza in una volta sola, come nel leggere ed ascoltare in questi giorni i commenti alla sentenza della Corte di Strasburgo sul crocifisso nelle aule scolastiche. Tra i tanti merita particolare derisione quello secondo il quale, chi non è d’accordo con il vedere appeso il crocifisso in classe deve tornarsene nel proprio paese. E’ ovvio che il commentatore è ignaro che la denuncia alla Corte europea è stata fatta da una donna italiana. Un’altra chicca di banalità che ho letto, è quella secondo la quale se in Italia devono essere tolti i crocifissi dalle aule scolastiche, allora nei paesi arabi devono smetterla di indossare il burqa. In questo caso, è evidente la totale ignoranza sui costumi dei paesi arabi; ma probabilmente il commentatore non conosce nemmeno la posizione geografica di Strasburgo (da dove è stata pronunciata la sentenza), che non è la capitale del Pakistan, né degli Emirati Arabi. Si potrebbe continuare, ma non si farebbe altro che aggiungere banalità a banalità.
Forse è invece il caso di soffermarsi un po’ sul giudizio della Corte e sul suo significato, che non ha che fare con il significato religioso del simbolo della croce, né con azzardati accostamenti a valori civili o addirittura a improbabili valori laici del crocifisso. La Corte europea si è espressa sull’imposizione da parte dello Stato italiano di esporre il crocifisso. La Corte individua infatti “l’obbligo dello Stato di astenersi da imporre anche indirettamente, credenze, nei luoghi in cui le persone sono a suo carico o nei luoghi in cui queste persone sono particolarmente vulnerabili”.
Qui sta (o meglio, dovrebbe stare) l’agire laico dello Stato: nel garantire la possibilità di chiunque di poter pensare, scegliere, esprimersi e decidere liberamente e senza essere condizionati dall’altrui religione, ideologia o morale. A questo si riferisce la Corte europea quando vieta allo Stato di imporre il crocifisso nelle aule scolastiche e si legge infatti nel giudizio della Corte che “l’interessato [la signora che ha sporto denuncia] vede nell’esibizione del crocifisso il segno che lo Stato è dalla parte della religione cattolica. Questo significato è ufficialmente accettato nella Chiesa cattolica, che attribuisce al crocifisso un messaggio fondamentale. Pertanto, la preoccupazione del richiedente non è arbitraria.” Si riafferma cioè la necessità del carattere laico dello Stato che deve garantire la libertà di ognuno di poter agire secondo le proprie convinzioni religiose, politiche, ideologiche o morali che si vogliano, senza limitazioni. Mentre, afferma giustamente la Corte europea “la presenza del crocifisso può essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso, e si sentono educati in un ambiente scolastico caratterizzato da una particolare religione”.
Attribuire pertanto un significato laico al crocifisso, come si sta facendo in questi giorni, appare come il tentativo di strumentalizzare un simbolo che dovrebbe dare, a chi professa la religione cattolica, memoria di Dio che si è fatto uomo tra quegli uomini che ama tanto da farsi uccidere per loro su una croce. La rivendicazione dell’obbligo di esporre il crocifisso, da parte di tanta politica e delle gerarchie ecclesiastiche, appare invece come il tentativo di garantire alla religione cattolica il privilegio di essere religione di Stato di fatto. Sembra il retaggio di un passato tra i peggiori della storia dell’Italia unita.
P.S.: consiglio di leggere questa pagina, dove è riportato un ampio stralcio del giudizio della Corte europea. Tanto per potersi fare un giudizio sul pronunciamento della Corte, indipendente dal sentito dire e dagli slanci ideologici di questi giorni.


La famiglia finladese che ha fatto ricorso sta subendo minacce: pare infatti che questi adoratori della statuetta di cristo, abbiano compreso talmente a fondo il messaggio di un uomo che professava la pace e l’amore, da non riuscire a trattenersi dal minacciare di stupro la mamma e di omicidio e crocifissione i figli.
Immagino Gesù Cristo inorridito dalla strumentalizzazione della sua morte.