Storie di “sicurezza”? No… di sfruttamento
Ecco un’altra storia candidata a finire sotto la voce “sicurezza”. Ed invece è un’altra brutta storia di sfruttamento. Un’altra storia di moderna schiavitù, che racconta di un mercato del lavoro dove le persone altro non sono che la materia prima da acquistare al prezzo più basso possibile.
In questa storia, sette persone sono state arrestate (su ventitre indagate) con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina, in un’operazione chiamata “Oriente”. Arresti eseguiti al termine di indagini che hanno visto la collaborazione della squadra mobile della Questura di Chieti con le mobili di Pescara, Lanciano, Vasto e Teramo e del Reparto prevenzione e crimine di Pescara e che hanno riguardato quasi tutti italiani e quasi tutti imprenditori.
Padroni di schiavi moderni, che trafficano esseri umani per stare nel mercato, per abbassare il costo del lavoro, per fare più profitti sulle spalle e le vite dei lavoratori. Mentre quegli schiavi, dopo aver comprato per qualche migliaio di euro la speranza di una vita migliore, subiranno il percorso umanamente indegno, del rimpatrio previsto dalle leggi della sicurezza emanate da Lega e PdL.
Quelle persone usate e sfruttate da cinici imprenditori finchè hanno potuto, sono i nemici individuati dalla xenofobia leghista e di destra, da usare per le loro becere propagande, buone a distogliere l’attenzione dagli aguzzini dei nuovi schiavi. Se con la loro propaganda si rendono moralmente complici di questo sfruttamento umano e del lavoro, chi se ne frega. In una politica trasformata in votificio c’è chi è disposto anche a sacrificare la dignità umana. L’importante è che sia povera e possibilmente straniera.

