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Circolo Sante Petrocelli

Escort sauvage

Scritto da Maria - 2 dicembre 2009COMMENTA

100 donne: studentesse, precarie, migranti hanno manifestato di fronte a Palazzo Grazioli contro il ddl Carfagna e il blocco alla commercializzazione della RU486, approvato qualche giorno fa dalla commissione salute del Senato.
Nonostante l’inutile aggressività della polizia le donne sono riuscite ad aprire uno striscione con su scritto: “NESSUNA CASA E’ PIU CHIUSA DI PALAZZO GRAZIOLI. NO ALLA LEGGE CARFAGNA”. Rossetti rossi e ombrelli rossi, simbolo internazionale delle sexworkers, sono stati i simboli scelti per comunicare solidarietà alle prostitute di strada che con la nuova proposta di legge rischiano l’arresto.
Tra gli slogan “Ma quali Escort, ma che moralità, vogliamo diritti in tutte le città”, “Basta ipocrisia, basta sfruttamento, libere di scegliere in ogni momento”.
L’azione ha voluto denunciare le politiche di governo e parlamento contro la libertà di scegliere delle donne, che si concretizzano in misure e proposte di legge che in nome della sicurezza perimetrano la nostra libertà e controllano i nostri corpi.

La legge Carfagna, anticipata dalle ordinanza dei sindaci, vuole apparentemente essere un intervento punitivo contro lo sfruttamento della prostituzione, ma in realtà, invece che punire gli sfruttatori, colpisce solo le prostitute di strada e i loro clienti con l’arresto, additandole tra i nemici pubblici numero uno.

Lungi dal contrastare la tratta delle migranti spesso minorenni, costringe le prostitute a ritornare alle case chiuse – bandite dalla legge Merlin del 1958 – luoghi di ghettizzazione, sfruttamento e violenza fuori da qualsiasi visibilità e controllo. Molto più utile sarebbe abolire lo status di clandestinità, condizione sine qua non dello sfruttamento sessuale e non delle e dei migranti.
Tutto questo accade mentre le statistiche parlano di una fetta sempre più ampia della popolazione maschile che ricorre al sesso a pagamento.

In più il caso D’Addario ha reso esplicito che la prostituzione non è fatta soltanto di sfruttamento e costrizione ma può essere una libera scelta per quanto per alcuni difficile da comprendere.
Nel momento in cui le prostitute e i loro clienti hanno avuto tale e tanto “autorevole” visibilità ci saremmo aspettate maggior rispetto per delle lavoratrici e maggior onestà nell’ammettere che non si può punire e condannare pubblicamente ciò di cui si gode nel privato delle proprie case.

No al reato di clandestinità
No alle case chiuse
No alla segregazione e allo sfruttamento
Per il diritto di scegliere della propria vita e sul proprio corpo
Verità per Brenda

Studentesse e precarie in solidarietà con le sex workers

(da action diritti in movimento)

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