10
marzo - 2010
mercoledì
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Rifondazione Comunista – Vasto

Circolo Sante Petrocelli

cartina-cava-vasto-300x277Quello che temevamo e che avevamo denunciato sta accadendo: la Regione comincia ad affondare le unghie sulla costa vastese. Con un atteggiamento che si può definire autoritario, la Giunta regionale dichiara l’intenzione di avviare i lavori di prelievo di centianaia di migliaia di metri cubi di sabbia a Punta Penna. L’assessore Febbo ha annunciato infatti, che i lavori inizieranno il 10 febbraio prossimo e dureranno 90 giorni.

Solo tre mesi di lavoro, che provocheranno sicuramente danni permanenti sulla nostra costa, che per il suo valore naturalistico è unico in Abruzzo, ma che rischia letteralmente di scomparire se la cava sottomarina dovesse essere scavata. Se si considera che i comuni di Vasto e Casalbordino si sono detti contrari al progetto, così come le associazioni ambientaliste e moltissimi cittadini, riteniamo che solo ignobili ragioni di carattere economico, che porteranno alcune aziende a mettere mano ai 21 milioni di euro finanziati, possono essere il pretesto per portare avanti un tale disastroso progetto.

Consideriamo l’imposizione di una tale decisione una violenza mossa contro la sovranità popolare, per sacrificare sull’altare del profitto un tratto di costa di alto valore ambientale e tanto caro ai vastesi. Contro questa scelta Rifondazione Comunista di Vasto continuerà ad opporsi, attivandosi concretamente per promuovere e sostenere iniziative che vedranno protagonista la mobilitazione dei cittadini.

7 commenti to “La Regione vuole imporre la cava a Punta Penna. Il PRC si oppone.”

  1. [...] Altre informazioni su Histonium.net, PiazzaRossetti.it, Rifondazione Comunista Vasto. [...]

  2. Alessandro scrive:

    Un secco NO alla cava sottomarina. Un secco NO all’ennesimo scempio ambientale a Vasto che avvantaggerà solo gli sporchi interessi economici di pochi. Sappiamo benissimo che alterare gli equilibri naturali ha sempre conseguenze negative, sappiamo quindi che verrà “sfigurata” la bella spiaggia di Punta Penna.
    Tutti devono mobilitarsi perché è una violenza alla natura e quindi all’intera comunità.

  3. Daniele scrive:

    non so quanto, ahime, conteranno le proteste, ma di sicuro la mia ci sara. non sono di rifondazione, e certe battaglie non dovrebbero essere mosse solo da un partito, gli altri che fanno? Meno male che ci sono associazioni di volontari e i partiti minori, forse sono meno impegnati a discutere su quale poltrona sedersi?

  4. Carmine Tomeo scrive:

    Hai pefettamente ragione Alessandro. La natura ha i suoi equilibri e modificarli produce certamente impatti. Come e quanto impatteranno nessuno può dirlo con certezza e questo, ovviamente, deve farci spaventare e … protestare contro questa cava!

  5. Carmine Tomeo scrive:

    Daniele, dopo che in conferenza dei servizi la Regione non ha voluto dare ascolto nè ai comuni interessati, che si sono detti contrari; nè ai pareri delle associazioni ambientaliste, anch’esse contrarie; non rimane che la protesta popolare. L’abbiamo lanciata noi insieme alle associazioni, ma non intendiamo apporre etichette su una battaglia che di tutti e per tutti. Speriamo quindi che altri, come te, non si lascino influenzare dalla presenza di un partito (il nostro) che si è semplicemente attivato per difendere un patrimonio naturale unico ed irripetibile.

  6. MARCO scrive:

    «Basta che le persone si siedano anche un’ora di fronte al mare per osservare. La risposta viene dal mare: come sposta la sabbia, basta vedere che è vivo e sempre in perpetua modificazione. Se non rispettiamo la natura e continuiamo a fare questi interventi è come dichiarare guerra al mare. Sappiamo tutti cosa può fare il mare: tsumani, erosione, tempeste. Non si può affrontare il mare con secchiello e paletta e nemmeno con i caterpillar. Una mareggiata si rimangia tutto il lavoro di un anno. Basta parlare con la gente che vive al mare».«Ai balneatori bisogna dire che hanno a che fare con la natura: è inutile che pretendono di cambiarla. Inoltre spesso questi ripascimenti vengono fatti con materiali inquinati che danneggiano la salute dei bagnanti: prima o poi qualcuno tra i bagnanti si porrà i problema e ci sarà un crollo del mercato. Anzi già c’è».Una macchina da soldi – e anche di voti- ben architettata che da anni butta in mare finanziamenti pubblici, europei e regionali, per opere monche e spesso dannose.
    Ma si continua senza una base scientifica, senza un piano integrato di gestione della costa, senza nessuno che guardi ad una soluzione definitiva.Si stima (dato che la trasparenza non è il fiore all’occhiello della nostra Regione) che in meno di dieci anni in Abruzzo, dal Cipe e dall’Europa, siano arrivati centinaia di milioni di euro.
    Dal 2002 fu finanziato dal Cipe il programma “Ricama”, del più ampio progetto Sicora (120 mln), per un importo di «44 milioni di euro». Opera di ripascimento che finì sotto inchiesta nel 2007 con l’accusa di frode in pubblica fornitura per la società, Modimar, che studiò il piano di “risanamento” e che effettuò i lavori.
    Una prima tranche, 14 milioni, arrivò subito. Gli iniziali interventi riguardavano le cittadine costiere di Martinsicuro (4,5 mln di euro), Pescara Sud e Francavilla al Mare (4,5 mln ), Fossacesia ( 900 mila euro), Casalbordino (2,1 mln), Vasto (600 mila), Montesilvano (1,2 mln) e Silvi (600 mila). «Ricama?Un fallimento», era stato il giudizio inappellabile dell’attuale presidente della Provincia di Pescara, allora consigliere comunale di Forza Italia, Guerino Testa, che avanzava forti dubbi sul reale utilizzo dei fondi da parte del Comune di Pescara. Testa parlava di progetti lasciati a metà per mancanza di finanziamenti.
    Intanto il fiume di denaro scorreva in tutto Abruzzo, per finire a mare. Risultati? Zero.
    A Montesilvano, nel dicembre 2005, sarebbero arrivati secondo gli annunci dell’allora assessore Guglielmo Di Febo 50 mila euro, poi 1,8 milioni nel 2007 (seconda tranche del progetto Ricama). Per la lunghezza del litorale di Montesilvano, ovvero quattro chilometri, furono realizzate scogliere frangiflutti.
    L’amministrazione di Alba Adriatica, già destinataria di 488 mila euro di fondi Cipe, nel 2006, era riuscita a strappare una promessa importante all’allora capo del gabinetto dell’ufficio di presidenza regionale, Lamberto Quarta : «verranno inseriti annualmente fondi nel bilancio regionale per garantire il riporto di sabbia sul litorale».
    A seguito delle mareggiate del 12 e 13 dicembre 2008, il Consiglio dei ministri stanziò altri milioni perché in Abruzzo fu dichiarato lo stato di emergenza.
    Insomma un assalto alla cassa senza un piano integrato che potesse garantire una soluzione a lungo termine se non addirittura definitiva.Solo pochi studiosi gridano allo spreco di denaro pubblico e al danno ambientale come il professor Francesco Stoppa dell’Università di Chieti .
    Invece in molti continuano, balneatori in prima linea, a chiedere finanziamenti per il ripascimento e per le scogliere.
    Ed i politici aprono tranquillamente i rubinetti per non scontentare nessuno.
    A Pescara già c’è la richiesta del Ciba di destinare 20 milioni dei 90 previsti per il Piano regolatore portuale per la realizzazione di interventi utili a mitigare gli eventuali effetti negativi.
    Anche a Francavilla si è deliberato l’impegno di un 1 milione di euro per un progetto «di difesa della Costa-Zona Centro».
    Consoliamoci, per quel che si può: molte regioni d’Italia hanno fatto gli stessi investimenti ottenendo pessimi risultati. Così hanno iniziato a guardare altrove.
    Lazio, Toscana, Emilia Romagna e Liguria si sono affidate ad un grande programma di studio e sperimentazione dell’Europa , denominato “Beachmed”, per la «gestione sostenibile delle coste mediterranee» i cui risultati sono inseriti nel sito http://www.beachmed.eu.
    L’Abruzzo però sembra aver deciso di perseverare nel buttare milioni a mare, infatti non compare tra le 36 regioni europee partners.
    Occhio non vede, cuore non duole. Noi preferiamo avere siti web non aggiornati«Basta che le persone si siedano anche un’ora di fronte al mare per osservare. La risposta viene dal mare: come sposta la sabbia, basta vedere che è vivo e sempre in perpetua modificazione. Se non rispettiamo la natura e continuiamo a fare questi interventi è come dichiarare guerra al mare. Sappiamo tutti cosa può fare il mare: tsumani, erosione, tempeste. Non si può affrontare il mare con secchiello e paletta e nemmeno con i caterpillar. Una mareggiata si rimangia tutto il lavoro di un anno. Basta parlare con la gente che vive al mare».«Ai balneatori bisogna dire che hanno a che fare con la natura: è inutile che pretendono di cambiarla. Inoltre spesso questi ripascimenti vengono fatti con materiali inquinati che danneggiano la salute dei bagnanti: prima o poi qualcuno tra i bagnanti si porrà i problema e ci sarà un crollo del mercato. Anzi già c’è».Una macchina da soldi – e anche di voti- ben architettata che da anni butta in mare finanziamenti pubblici, europei e regionali, per opere monche e spesso dannose.
    Ma si continua senza una base scientifica, senza un piano integrato di gestione della costa, senza nessuno che guardi ad una soluzione definitiva.Si stima (dato che la trasparenza non è il fiore all’occhiello della nostra Regione) che in meno di dieci anni in Abruzzo, dal Cipe e dall’Europa, siano arrivati centinaia di milioni di euro.
    Dal 2002 fu finanziato dal Cipe il programma “Ricama”, del più ampio progetto Sicora (120 mln), per un importo di «44 milioni di euro». Opera di ripascimento che finì sotto inchiesta nel 2007 con l’accusa di frode in pubblica fornitura per la società, Modimar, che studiò il piano di “risanamento” e che effettuò i lavori.
    Una prima tranche, 14 milioni, arrivò subito. Gli iniziali interventi riguardavano le cittadine costiere di Martinsicuro (4,5 mln di euro), Pescara Sud e Francavilla al Mare (4,5 mln ), Fossacesia ( 900 mila euro), Casalbordino (2,1 mln), Vasto (600 mila), Montesilvano (1,2 mln) e Silvi (600 mila). «Ricama?Un fallimento», era stato il giudizio inappellabile dell’attuale presidente della Provincia di Pescara, allora consigliere comunale di Forza Italia, Guerino Testa, che avanzava forti dubbi sul reale utilizzo dei fondi da parte del Comune di Pescara. Testa parlava di progetti lasciati a metà per mancanza di finanziamenti.
    Intanto il fiume di denaro scorreva in tutto Abruzzo, per finire a mare. Risultati? Zero.
    A Montesilvano, nel dicembre 2005, sarebbero arrivati secondo gli annunci dell’allora assessore Guglielmo Di Febo 50 mila euro, poi 1,8 milioni nel 2007 (seconda tranche del progetto Ricama). Per la lunghezza del litorale di Montesilvano, ovvero quattro chilometri, furono realizzate scogliere frangiflutti.
    L’amministrazione di Alba Adriatica, già destinataria di 488 mila euro di fondi Cipe, nel 2006, era riuscita a strappare una promessa importante all’allora capo del gabinetto dell’ufficio di presidenza regionale, Lamberto Quarta : «verranno inseriti annualmente fondi nel bilancio regionale per garantire il riporto di sabbia sul litorale».
    A seguito delle mareggiate del 12 e 13 dicembre 2008, il Consiglio dei ministri stanziò altri milioni perché in Abruzzo fu dichiarato lo stato di emergenza.
    Insomma un assalto alla cassa senza un piano integrato che potesse garantire una soluzione a lungo termine se non addirittura definitiva.Solo pochi studiosi gridano allo spreco di denaro pubblico e al danno ambientale come il professor Francesco Stoppa dell’Università di Chieti.
    Invece in molti continuano, balneatori in prima linea, a chiedere finanziamenti per il ripascimento e per le scogliere.
    Ed i politici aprono tranquillamente i rubinetti per non scontentare nessuno.
    A Pescara già c’è la richiesta del Ciba di destinare 20 milioni dei 90 previsti per il Piano regolatore portuale per la realizzazione di interventi utili a mitigare gli eventuali effetti negativi.
    Anche a Francavilla si è deliberato pochi giorni fa l’impegno di un 1 milione di euro per un progetto «di difesa della Costa-Zona Centro».
    Consoliamoci, per quel che si può: molte regioni d’Italia hanno fatto gli stessi investimenti ottenendo pessimi risultati. Così hanno iniziato a guardare altrove.
    Lazio, Toscana, Emilia Romagna e Liguria si sono affidate ad un grande programma di studio e sperimentazione dell’Europa , denominato “Beachmed”, per la «gestione sostenibile delle coste mediterranee» i cui risultati sono inseriti nel sito http://www.beachmed.eu.
    L’Abruzzo però sembra aver deciso di perseverare nel buttare milioni a mare, infatti non compare tra le 36 regioni europee partners (http://beachmed.eu/Beachmede/PartenairesParticipantsauxSP/tabid/101/Default.aspx).
    Occhio non vede, cuore non duole. Noi preferiamo avere siti web non aggiornati(http://www.regione.abruzzo.it/coste/index.html) nei quali si vantano investimenti milionari in difesa della costa dai risultati sconosciuti.
    Il copione dunque si ripete: milioni di euro per progetti che o non ci sono o non servono a nulla. Altrimenti perché gridare all’emergenza ad ogni burrasca?

  7. MARCO scrive:

    «Basta che le persone si siedano anche un’ora di fronte al mare per osservare. La risposta viene dal mare: come sposta la sabbia, basta vedere che è vivo e sempre in perpetua modificazione. Se non rispettiamo la natura e continuiamo a fare questi interventi è come dichiarare guerra al mare. Sappiamo tutti cosa può fare il mare: tsumani, erosione, tempeste. Non si può affrontare il mare con secchiello e paletta e nemmeno con i caterpillar. Una mareggiata si rimangia tutto il lavoro di un anno. Basta parlare con la gente che vive al mare».«Ai balneatori bisogna dire che hanno a che fare con la natura: è inutile che pretendono di cambiarla. Inoltre spesso questi ripascimenti vengono fatti con materiali inquinati che danneggiano la salute dei bagnanti: prima o poi qualcuno tra i bagnanti si porrà i problema e ci sarà un crollo del mercato. Anzi già c’è».Una macchina da soldi – e anche di voti- ben architettata che da anni butta in mare finanziamenti pubblici, europei e regionali, per opere monche e spesso dannose.
    Ma si continua senza una base scientifica, senza un piano integrato di gestione della costa, senza nessuno che guardi ad una soluzione definitiva.Si stima (dato che la trasparenza non è il fiore all’occhiello della nostra Regione) che in meno di dieci anni in Abruzzo, dal Cipe e dall’Europa, siano arrivati centinaia di milioni di euro.
    Dal 2002 fu finanziato dal Cipe il programma “Ricama”, del più ampio progetto Sicora (120 mln), per un importo di «44 milioni di euro». Opera di ripascimento che finì sotto inchiesta nel 2007 con l’accusa di frode in pubblica fornitura per la società, Modimar, che studiò il piano di “risanamento” e che effettuò i lavori.
    Una prima tranche, 14 milioni, arrivò subito. Gli iniziali interventi riguardavano le cittadine costiere di Martinsicuro (4,5 mln di euro), Pescara Sud e Francavilla al Mare (4,5 mln ), Fossacesia ( 900 mila euro), Casalbordino (2,1 mln), Vasto (600 mila), Montesilvano (1,2 mln) e Silvi (600 mila). «Ricama?Un fallimento», era stato il giudizio inappellabile dell’attuale presidente della Provincia di Pescara, allora consigliere comunale di Forza Italia, Guerino Testa, che avanzava forti dubbi sul reale utilizzo dei fondi da parte del Comune di Pescara. Testa parlava di progetti lasciati a metà per mancanza di finanziamenti.
    Intanto il fiume di denaro scorreva in tutto Abruzzo, per finire a mare. Risultati? Zero.
    A Montesilvano, nel dicembre 2005, sarebbero arrivati secondo gli annunci dell’allora assessore Guglielmo Di Febo 50 mila euro, poi 1,8 milioni nel 2007 (seconda tranche del progetto Ricama). Per la lunghezza del litorale di Montesilvano, ovvero quattro chilometri, furono realizzate scogliere frangiflutti.
    L’amministrazione di Alba Adriatica, già destinataria di 488 mila euro di fondi Cipe, nel 2006, era riuscita a strappare una promessa importante all’allora capo del gabinetto dell’ufficio di presidenza regionale, Lamberto Quarta : «verranno inseriti annualmente fondi nel bilancio regionale per garantire il riporto di sabbia sul litorale».
    A seguito delle mareggiate del 12 e 13 dicembre 2008, il Consiglio dei ministri stanziò altri milioni perché in Abruzzo fu dichiarato lo stato di emergenza.
    Insomma un assalto alla cassa senza un piano integrato che potesse garantire una soluzione a lungo termine se non addirittura definitiva.Solo pochi studiosi gridano allo spreco di denaro pubblico e al danno ambientale come il professor Francesco Stoppa dell’Università di Chieti .
    Invece in molti continuano, balneatori in prima linea, a chiedere finanziamenti per il ripascimento e per le scogliere.
    Ed i politici aprono tranquillamente i rubinetti per non scontentare nessuno.
    A Pescara già c’è la richiesta del Ciba di destinare 20 milioni dei 90 previsti per il Piano regolatore portuale per la realizzazione di interventi utili a mitigare gli eventuali effetti negativi.
    Anche a Francavilla si è deliberato l’impegno di un 1 milione di euro per un progetto «di difesa della Costa-Zona Centro».
    Consoliamoci, per quel che si può: molte regioni d’Italia hanno fatto gli stessi investimenti ottenendo pessimi risultati. Così hanno iniziato a guardare altrove.
    Lazio, Toscana, Emilia Romagna e Liguria si sono affidate ad un grande programma di studio e sperimentazione dell’Europa , denominato “Beachmed”, per la «gestione sostenibile delle coste mediterranee» i cui risultati sono inseriti nel sito http://www.beachmed.eu.
    L’Abruzzo però sembra aver deciso di perseverare nel buttare milioni a mare, infatti non compare tra le 36 regioni europee partners.
    Occhio non vede, cuore non duole. Noi preferiamo avere siti web non aggiornati
    Dal 2002 fu finanziato dal Cipe il programma “Ricama”, del più ampio progetto Sicora (120 mln), per un importo di «44 milioni di euro». Opera di ripascimento che finì sotto inchiesta nel 2007 con l’accusa di frode in pubblica fornitura per la società, Modimar, che studiò il piano di “risanamento” e che effettuò i lavori.
    Una prima tranche, 14 milioni, arrivò subito. Gli iniziali interventi riguardavano le cittadine costiere di Martinsicuro (4,5 mln di euro), Pescara Sud e Francavilla al Mare (4,5 mln ), Fossacesia ( 900 mila euro), Casalbordino (2,1 mln), Vasto (600 mila), Montesilvano (1,2 mln) e Silvi (600 mila). «Ricama?Un fallimento», era stato il giudizio inappellabile dell’attuale presidente della Provincia di Pescara, allora consigliere comunale di Forza Italia, Guerino Testa, che avanzava forti dubbi sul reale utilizzo dei fondi da parte del Comune di Pescara. Testa parlava di progetti lasciati a metà per mancanza di finanziamenti.
    Intanto il fiume di denaro scorreva in tutto Abruzzo, per finire a mare. Risultati? Zero.
    A Montesilvano, nel dicembre 2005, sarebbero arrivati secondo gli annunci dell’allora assessore Guglielmo Di Febo 50 mila euro, poi 1,8 milioni nel 2007 (seconda tranche del progetto Ricama). Per la lunghezza del litorale di Montesilvano, ovvero quattro chilometri, furono realizzate scogliere frangiflutti.
    L’amministrazione di Alba Adriatica, già destinataria di 488 mila euro di fondi Cipe, nel 2006, era riuscita a strappare una promessa importante all’allora capo del gabinetto dell’ufficio di presidenza regionale, Lamberto Quarta : «verranno inseriti annualmente fondi nel bilancio regionale per garantire il riporto di sabbia sul litorale».
    A seguito delle mareggiate del 12 e 13 dicembre 2008, il Consiglio dei ministri stanziò altri milioni perché in Abruzzo fu dichiarato lo stato di emergenza.
    Insomma un assalto alla cassa senza un piano integrato che potesse garantire una soluzione a lungo termine se non addirittura definitiva.Solo pochi studiosi gridano allo spreco di denaro pubblico e al danno ambientale come il professor Francesco Stoppa dell’Università di Chieti.
    Invece in molti continuano, balneatori in prima linea, a chiedere finanziamenti per il ripascimento e per le scogliere.
    Ed i politici aprono tranquillamente i rubinetti per non scontentare nessuno.
    A Pescara già c’è la richiesta del Ciba di destinare 20 milioni dei 90 previsti per il Piano regolatore portuale per la realizzazione di interventi utili a mitigare gli eventuali effetti negativi.
    Anche a Francavilla si è deliberato pochi giorni fa l’impegno di un 1 milione di euro per un progetto «di difesa della Costa-Zona Centro».
    Consoliamoci, per quel che si può: molte regioni d’Italia hanno fatto gli stessi investimenti ottenendo pessimi risultati. Così hanno iniziato a guardare altrove.
    Lazio, Toscana, Emilia Romagna e Liguria si sono affidate ad un grande programma di studio e sperimentazione dell’Europa , denominato “Beachmed”, per la «gestione sostenibile delle coste mediterranee» i cui risultati sono inseriti nel sito http://www.beachmed.eu.
    L’Abruzzo però sembra aver deciso di perseverare nel buttare milioni a mare, infatti non compare tra le 36 regioni europee partners (http://beachmed.eu/Beachmede/PartenairesParticipantsauxSP/tabid/101/Default.aspx).
    Occhio non vede, cuore non duole. Noi preferiamo avere siti web non aggiornati(http://www.regione.abruzzo.it/coste/index.html) nei quali si vantano investimenti milionari in difesa della costa dai risultati sconosciuti.
    Il copione dunque si ripete: milioni di euro per progetti che o non ci sono o non servono a nulla. Altrimenti perché gridare all’emergenza ad ogni burrasca?

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