Ancora valanghe di soldi per ripascimenti? Parte una nuova campagna informativa
Il 10 febbraio scorso sarebbero dovuti iniziare i lavori di dragaggio a Punta Penna. L’assessore regionale Febbo ne aveva quasi fatto un personale cavallo di battaglia: “così è previsto dal progetto della Regione, così sarà” possono essere sintetizzate le sue dichiarazioni. Così, invece, non è stato.
La splendida mobilitazione cittadina promossa dal Coordinamento “No alla cava di Punta Penna” (del quale il Prc è l’unico partito, purtroppo, a farne parte insieme alle associazioni), che ha avuto il suo apice nel presidio del 24 gennaio e nella raccolta di oltre 2500 firme in dieci giorni, ha di fatto fermato, almeno per ora, la cava. Dopo lo stop della Soprintendenza ai beni archeologici, una nuova battuta d’arresto è arrivata il 9 febbraio anche dal Consiglio Regionale. In quella sede è stato presentato e votato all’unanimità, un OdG che ricalca in maniera evidente quello presentato dai consiglieri di Rifondazione Comunista in Consiglio Comunale.
La Regione però, di fatto non ha ancora stralciato il sito di Vasto quale possibile cava sottomarina. Pertanto il Prc dovrà continuare a tenere gli occhi aperti sulla questione. Su questa battaglia, che ha una portata molto più ampia di quella che sembra, il Prc dovrà conitnuare ad impegnarsi come fatto finora: studiando i documenti; partecipando fattivamente alle iniziative e dando il proprio contributo per la loro organizzazione; cercando di fare rete come già fatto con l’impegno nel Coordinamento “No alla cava di Punta Penna”, del quale il Prc è stato tra i promotori e gli animatori, sempre discreto eppure, chissà perché, a volte ritenuto scomodo e forse anche perciò troppe volte ingiustamente ignorato. Un impegno che sono convinto debba essere portato avanti con chi sarà capace di allontanare paradossali pregiudizi.
Bisognerà continuare in questa campagna, anche perché la questione dei ripascimenti ha una portata ben più ampia di quella assegnata a Vasto e che non terminerà con l’auspicato stralcio del sito di Punta Penna. Ad Ortona i rischi ambientali per località Acquabella non possono essere ignorati. Come non si può prescindere da una visione più generale riguardo alla difesa della zona costiera della regione, che non può continuare ad essere affidata esclusivamente ai ripascimenti, fonte ciclica di guadagno ma incapace di risolvere i problemi di erosione della costa, agendo sugli effetti e non sulle cause del problema.
Eppure, si scopre che ancora valanghe di soldi potrebbero essere destinate ad opere di ripascimento. Si tratta di 18 milioni di euro, che nel programma attuativo regionale del fondo aree sottoutilizzate (FAS) 2007-2013 della Regione Abruzzo, sono destinati alla voce “Riduzione del rischio derivante da fenomeni erosivi della costa”. Se così fosse, cioè se ancora si preventiva una spesa di soldi pubblici per opere inutili ed anzi dannose dal punto di vista ambientale, si dovrebbe a maggior ragione parlare quanto meno di idee confuse da parte di chi governa la Regione Abruzzo.
E’ fin troppo evidente come ci sia una matassa da sbrogliare dagli intrecci fatti da progetti vecchi e nuovi; di montagne di soldi pubblici in essi riversati; di studi contrastanti; di dati non chiari, detti, smentiti e riconfermati. Perciò occorre unirsi alla campagna della rete Emergenza Ambiente Abruzzo, attraverso la quale si chiede al Presidente Chiodi di rispondere a quattro domande precise che non lasciano spazio a divagamenti nelle risposte:
1) esiste un progetto regionale che identifichi e risolva o mitighi sostanzialmente le cause dell’erosione invece di contrastarne solo gli effetti per un tempo limitato?
2) negli ultimi 10 anni sono stati effettuati numerosi ripascimenti in Abruzzo. Quanti milioni di euro sono stati investiti in queste opere? Quali sono i risultati?
3) Sono stati prodotte e pubblicate relazioni scientifiche specifiche sull’argomento che dimostrino l’efficacia e la bontà di tali ripascimenti con studi a posteriori? Se sì, quali?
4) che garanzia temporale si ha sul risultato dei prossimi ripascimenti? L’impresa si assume la responsabilità della riuscita degli interventi? L’impresa si assume la responsabilità in caso di danni ambientali?
Come cittadini bisogna pretendere di essere informati di quello che si vuole fare sul territorio che abitiamo. È un nostro diritto. Chi vuole aderire a questa campagna, che ha già trovato spazio anche su un importante sito di informazione come Megachip, non ha che da porre quelle stesse domande fino a quando non avranno avuto risposta.

