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Lavoratori senza diritti… per legge

Scritto da Carmine Tomeo - 4 marzo 2010COMMENTA

chaplinSenza troppi clamori, anche al Senato è passato il “collegato lavoro”: ora, per legge, i lavoratori non hanno più diritti. L’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, quello che prevede la reintegrazione nel posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa, è stato aggirato e da ora sarà praticamente inutilizzabile. Con il nuovo provvedimento di questo governo di chiaro stampo padronale, è previsto che a decidere in merito potrà essere non un giudice, ma un arbitro che dovrà risolvere le controversie in base a generici e discrezionali principi di equità. Ma questo è solo l’aspetto più evidenziato del disegno di legge 1167-B appena approvato, di cui non è possibile cogliere la reale portata, senza tenere conto degli altri aspetti.

I diritti dei lavoratori da oggi saranno accantonati prima ancora di accedere nei luoghi di lavoro, a partire dal contratto di lavoro che potrà prevedere clausole peggiorative del CCNL. Sono chiamati contratti individuali “certificati”, con i quali si certifica la “libera volontà” del lavoratore di accettare deroghe peggiorative a norme di legge e di contratto collettivo. Tra le deroghe, anche la preventiva rinuncia, in caso di controversia, a tutelarsi di fronte ad un giudice che sarebbe così sostituito appunto da un collegio arbitrale.

E non è finita. In caso di processo di lavoro il giudice non potrà entrare nel merito dell’organizzazione del lavoro e delle scelte produttive. In pratica il giudice non potrà occuparsi delle cause delle controversie, della sostanza delle scelte della azienda, ma dovrà limitarsi a verificare gli aspetti puramente formali delle azioni aziendali. Un limite evidentemente rafforzato, se la controversia riguarda una condizione lavorativa in contrasto con la legge, ma “certificata”.

Ed in caso di licenziamenti per giusta causa? Anche in questo caso il giudice dovrà decidere tenendo conto, più che del diritto, di altre situazioni quali ad esempio lo stato aziendale e le condizioni di mercato ed anche, ovviamente, delle deroghe alla legge “liberamente” certifcate nei contratti di lavoro.

Nel caso di contratti irregolari con conversione del contratto a tempo determinato, è stabilito, con effetto retroattivo, che per la tutela del diritto per il lavoratore è sufficiente un semplice risarcimento onnicomprensivo limitato tra 2,5 e 12 mensilità, che può essere ridotto della metà nel caso in cui CCNL di riferimento è prevista una qualsivoglia procedura o graduatoria di stabilizzazione.

Ed un altro regalino alle aziende, viene dalla concessa possibilità di assolvere all’obbligo scolastico lavorando, già dall’età di 15 anni, con contratti di apprendistato: piccole braccia da sfruttare a poco prezzo.

Da oggi i lavoratori saranno ancora più deboli e più ricattabili. E questo provvedimento sembra abbia messo per iscritto, quanto già troppo spesso avveniva nel mercato del lavoro. Di lavoratori senza diritti, ricattati e costretti a lavorare contro elementari norme di tutela del diritto del lavoro ne è piena l’Italia. Ora, quelle condizioni trovano la loro legittimazione, grazie a questo provvedimento.

Un vecchio filosofo tedesco con la barba lunga, faceva notare come le leggi siano la giustificazione ideologica dei rapporti di forza concreti, e cioè quelli stabiliti dai rapporti di produzione. A quanto pare, là in alto lorsignori lo sanno bene. Qui sotto sarebbe ora di prenderne finalmente coscienza.

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