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Quali argomenti per dire No al petrolio?

Scritto da Carmine Tomeo - 28 aprile 2010COMMENTA

si abruzzoL’Abruzzo è una delle regioni più fortemente minacciata dagli interessi che circolano intorno alle fonti energetiche fossili. Da Nord a Sud, in terra ed in mare, le mire di diverse compagnie petrolifere e affini sono evidenti e pericolose. Ortona, Vasto, Bomba, per citare tre esempi più recenti, sono messe a rischio nel proprio territorio dalla volontà di estrarre petrolio e gas naturale (quest’ultimo sul Lago di Bomba ed anche in questo caso, come per Vasto ed Ortona, il circolo del Prc di Vasto sta preparando proprie osservazioni).

La risposta degli abruzzesi è stata finora buona, grazie soprattutto alle associazioni aderenti alla rete Emergenza Ambiente Abruzzo, che hanno tenuto alta la tensione sul tema, fino ad arrivare alla bella e partecipata manifestazione di domenica 18 aprile a San Vito, dove, nonostante la pioggia, si sono ritrovate migliaia di persone.

Ma quella manifestazione è solo l’ultima, in ordine di tempo, delle iniziative messe in campo per contrastare la deriva petrolifera abruzzese. Prima ci sono stati (e continuano ad esserci) convegni, assemblee, altre manifestazioni, studi, formulazione di osservazioni inviate al ministero o, nel caso del Lago di Bomba, alla Regione. Ma la partecipazione, o meglio la consapevolezza del problema, il sentirlo proprio delle persone, non mi pare generalizzata ma a macchia di leopardo. A realtà come ad esempio Ortona, dove la problematica è più sentita, o anche San Vito, dove anche l’amministrazione mi pare participi fattivamente, fanno da contraltare altre realtà che rimangono sostanzialmente nell’ombra. Tra queste c’è Vasto, praticamente assente sotto ogni aspetto che non sia quello associazionistico. Si nota un sostanziale menefreghismo della politica (a parte qualche eccezione lodevole, come quella, lasciatemelo dire, del Prc), un diffuso disinteresse dei cittadini, un quasi assoluto silenzio dell’informazione.

Se la politica è impegnata a guardarsi allo specchio e ad autocelebrarsi, se l’informazione è relegata ad essere semplice merce da vendere in edicola o sul web, la partita bisogna giocarla sulla diffusione delle informazioni ai cittadini, affinché si generi una consapevolezza diffusa del problema. Non è semplice, ma è l’unica strada, se non vogliamo rischiare di vedere piattaforme a pochi chilometri dalle nostre spiagge.

Una strada percorribile in maniera efficace, potrebbe essere quella di una serie di incontri, di diffusione di informazioni attraverso tutti i mezzi a disposizione, dove le informazioni siano legate alle conseguenze che la petrolizzazione della regione avrebbe sul quotidiano di ognuno. Non possiamo sperare di stimolare la partecipazione delle persone, parlando di inquinamento atmosferico da acido solfidrico, né di contaminazione del mare da metalli pesanti, né del rischio di estinzione del fratino. L’inquinamento atmosferico non si vede ed il cielo appare sempre blu; il bioaccumulo di piombo nelle spigole non è apprezzabile sulla bilancia del pescivendolo; ed il fratino in pochi lo distinguono dalla quaglia, con tutti i rischi che ciò comporta per il fratino. Neppure l’insensatezza della politica energetica che punta alle fonti fossili è una buona argomentazione, perché intanto non è percepibile la scarsità delle riserve mondiali, dato che i distributori di benzina sono sempre ben forniti e poi è difficile rispondere, con un’alternativa realmente praticabile, alla domanda di come ci si possa muovere senza auto.

La mia non è assoluta e totale sfiducia nella voglia di partecipazione dei cittadini, né convinzione di poca capacità di valutazione della situazione da parte delle persone. È che, quando hai da pensare a come (soprav)vivere alla giornata, quando i problemi quotidiani ti soffocano, è difficile riuscire a preoccuparsi ad esempio delle conseguenze a lungo termine delle modifiche alla catena alimentare sottomarina. A chi è stato licenziato e vorrebbe sentire la sirena del primo turno in fabbrica, vagli a spiegare che le esplorazioni dei fondali marini alla ricerca di petrolio con tecnica airgun danneggia la comunicazione uditiva dei cetacei. Sei fortunato se rimedi solo una poco gentile richiesta di andare a quel paese. Giusto o sbagliato che sia, poco importa ora.

Allora gli argomenti da trovare e diffondere sono altri e devono riguardare la vita reale, palpabile e quotidiana di ognuno. Bisogna spiegare come cambia materialmente la vita, quando hai ad un palmo dal naso una piattaforma petrolifera. Cosa succede ai prodotti della terra, lo hanno capito bene i coltivatori ad Ortona, anche spinti dall’incubo del Centro Oli, ma non a Vasto; come è messa a rischio la pesca, bisogna andarlo a dirlo ai pescatori mentre rientrano con le loro barche; come sono messi a rischio i posti di lavoro, occorre andarlo a dire fuori dai cancelli delle fabbriche; e che a rischio è il turismo si deve dirlo ai balneatori dentro i loro stabilimenti. Perché, almeno a Vasto, chiamare a partecipare ad un convegno o ad una riunione non dà i frutti sperati e lo abbiamo visto. In quegli incontri si è sempre parlato guardando le stesse facce.

Quando l’informazione sarà stata data in maniera capillare, bisognerà chiedere partecipazione, sia ai cittadini sia agli operatori economici ed ai politici. A quel punto dovrà essere detto chiaramente, diffondendo la notizia in maniera capillare, anche ad esempio con manifesti affissi in città, quali sono i soggetti che hanno a cuore la nostra terra e chi invece se ne infischia.

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