9
febbraio - 2012
giovedì
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Rifondazione Comunista – Vasto

Circolo Sante Petrocelli

statuto_lavoratoriQuando la Costituzione repubblicana fu proclamata, l’Italia non era ancora pronta a recepirla sul piano reale. I diritti sanciti nella Carta costituzionale, non trovavano piena applicazione nella società. Lo stesso Piero Calamandrei affermò che la Costituzione repubblicana era più avanzata della società italiana.
All’articolo 41, la Costituzione afferma la libertà dell’iniziativa economica privata, da svolgersi in linea con l’utilità sociale ed in modo da non recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. Ma nella realtà, nelle fabbriche italiane, diritti elementari come quello di opinione erano di fatto vietati. Opinioni politiche non potevano essere espresse e l’attività sindacale era praticamente bandita. Chi “sgarrava” subiva il confino in altri reparti, o peggio il licenziamento, che poteva avvenire “ad nutum” e cioè annunciato con un cenno della mano. Un gesto del padrone ed il lavoratore era fuori.

E’ in quel contesto che Di Vittorio, compianto segretario generale della CGIL, afferma la necessità di portare «la Costituzione nelle fabbriche», perchè la Carta costituzionale «garantisce a tutti i cittadini, lavoratori compresi una serie di diritti che nessun padrone ha il potere di sopprimere o di sospendere. Non c’è e non ci può essere nessuna legge la quale stabilisca che i diritti democratici garantiti dalla Costituzione siano validi per i lavoratori soltanto fuori dalla azienda».
Su quella spinta e dopo le lotte unitarie di lavoratori e studenti del ‘68, nel 1970 è finalmente varata la Legge 300: lo Statuto dei Lavoratori. Il 20 maggio di 40 anni fa, entravano in vigore le “Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento”.

40 anni, compiuti senza dimostrali, per lo Statuto dei Lavoratori. E bisogna dire, purtroppo. Perchè è evidente quanto ancora quella Legge sia necessaria. Quanto, a fronte di una frammentazione del lavoro portata all’esasperazione, sia necessario che i diritti sanciti dallo Statuto debbano essere estesi alla platea (molto ampia) di lavoratori che oggi non ne possono godere.
Ed invece, al contrario ed in questi ultimi anni in particolare, abbiamo assistito ad attacchi condotti anche in maniera frontale contro lo Statuto dei Lavoratori, soprattutto nel suo articolo simbolo: il 18 che sancisce il diritto a non essere licenziati senza giusta causa o giustificato motivo.
Ma l’intero impianto normativo dello Statuto è continuamente minato nelle sue fondamenta, in maniera subdola attraverso il suo svuotamento di fatto. In questi ultimi anni, in quella direzione sono andati ad esempio la Legge 30 sulla precarizzazione delle forme contrattuali e la catena infinita delle subforniture e dei subappalti. Strade percorse non solo da governi di destra, ma anche da un centro-sinistra che, all’esecutivo o all’opposizione si è troppe volte preoccupato di dover piacere ai capitani d’industria, e con la compagnia di una parte del sindacato che va assumendo evidenti sfumature gialle.

In questa direzione va il DDL in dicussione in Parlamento, il cosiddetto “collegato lavoro”, che tra le altre cose ammette praticamente il “licenziamento a voce“.
Una strada ancora più insidiosa per i lavoratori, la sta indicando proprio in questi giorni il Ministro del Lavoro, Sacconi, che ha annunciato la volontà del governo di varare in tempi rapidi lo Statuto dei Lavori, in sostituzione di quello dei Lavoratori. E l’insidia è contenuta innanzitutto nella piccola ma determinante modifica del nome. Perchè sostituire la parola Lavori con Lavoratori, significa affermare, anche formalmente, la supremazia del lavoro (organizzato dall’impresa) sui lavoratori. La messa a norma della subordinazione dei diritti individuali e collettivi agli interessi particolari aziendali. Il primato del profitto sui principi costituzionalmente garantiti. Un pesante colpo basso alla stessa Costituzione.

In questa condizione, ancora più sentitamente auguro: “Buon compleanno, Statuto dei Lavoratori”. Auguri per i tuoi 40 anni. Peccato che non li dimostri, perchè vuol dire che abbiamo ancora molto bisogno di te.

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