Sul petrolio costruiamo una nuova narrazione
Negli ultimi giorni ci sono state due notizie conseguenti, che ci hanno prima rallegrato e poi hanno riportato gli entusiasmi con i piedi per terra. L’una è la notizia della sospensione, da parte della MOG, delle procedure di concessione del permesso di coltivazione del petrolio al largo di Ortona e la richiesta da parte del Ministero dell’Ambiente, di integrazioni a colmare le lacune documentali della stessa MOG; la seconda è la nota con la quale la società petrolifera ha chiarito che non ha rinunciato a estrarre petrolio nel nostro mare.
Certo c’era da aspettarselo. Ma sarebbe un errore sottovalutare l’importanza della (temporanea) sospensione delle procedure di concessione petrolifera, da parte del Ministero. Le considerazioni da fare, sono almeno due e sono tra loro collegate.
E’ facilmente ipotizzabile che la decisione del Ministero dell’Ambiente sia stata stimolata dalle numerose osservazioni inviategli da enti locali, associazioni, organizzazioni politiche, varie categorie di esercenti e singoli cittadini. Sono arrivate al ministero un centinaio di lettere e documenti tecnici, che mostravano da un lato l’insufficienza di metodo e di contenuti dello studio di impatto ambientale della MOG, e dall’altro una forte e determinata partecipazione dal basso, che ha fornito i presupposti per la decisione ministeriale.
Alla partecipazione dei cittadini bisogna dare una importanza fondamentale, se si considera che le società che vogliono imporsi su un mercato, hanno bisogno di un’immagine nella quale i cittadini, o meglio i consumatori, possano identificarsi. Come chi pratica sport lo si vuole identificato nel personaggio che indossa determinate scarpe o un certo abbigliamento, così il cittadino lo si vorrebbe portare a rivedersi in chi il suo territorio è capace di tutelarlo o addirittura valorizzarlo. Le sponsorizzazioni di compagnie petrolifere di iniziative di sostenibilità ambientale, o le pubblicità di carburanti con immagini di sconfinati spazi verdi, sono una dimostrazione del valore che quelle società attribuiscono alla diffusione di una propria immagine pulita.
Se il danno d’immagine è ciò che le compagnie petrolifere più temono, quell’immagine illibata deve essere rimossa da parte di un movimento che voglia contrastare la deriva petrolifera. Per farlo, occorre che i cittadini prendano coscienza dell’inganno o si accorgano dei retroscena della petrolizzazione del territorio. Noi crediamo che a Vasto, nonostante il grave pericolo che la città sta correndo, una presa di coscienza del problema non sia ancora diffusa. Eppure incontri ci sono stati, si sono organizzate assemblee, convegni, incontri di vario tipo e conferenze stampa andate (nemmeno stranamente) deserte.
È il caso di fare di più e diversamente ed è necessario cominciare a farlo ora. Riteniamo indispensabile, e non più procrastinabile, un cambiamento nelle forme e nei contenuti della comunicazione sul tema del petrolio e dell’uso e della tutela del territorio in generale. Affinché siano percepiti in maniera forte i rischi di una deriva petrolifera della nostra costa, occorre che le informazioni siano legate alle conseguenze che la petrolizzazione della Regione avrebbe sul quotidiano di ognuno e che quelle informazioni siano portate nei luoghi di interesse. La messa in crisi del vivere giornaliero deve rivestire un ruolo di primo piano, nelle informazioni sui rischi conseguenti le attività legate al petrolio.
Quali debbano essere nello specifico i contenuti e le forme migliori, vorremmo poterli individuare insieme a tutti coloro (organizzazioni e singoli cittadini) che si oppongono alla petrolizzazione del nostro territorio. Ed una volta individuati saremo disponibili a fare la nostra parte per la diffusione capillare delle informazioni.
Questo, quindi, è un vero e proprio appello a chiunque voglia tentare ancora, ma anche in altre forme e con diversi metodi, di ristabilire una connessione tra il territorio ed i suoi abitanti, che sappia valorizzare l’ambiente nel quale viviamo e migliorare i rapporti sociali ed economici.
Poi ci conteremo, insieme. Ed insieme faremo l’appello per conoscere chi ha mostrato di avere a cuore questo territorio e chi invece se ne infischia.

