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La sicurezza sul lavoro? Per il governo è roba inutile.

Scritto da Carmine Tomeo - 1 giugno 2010COMMENTA

mortisullavoroLa sicurezza sul lavoro? Roba inutile. La tutela della salute contro il rischio di malattie professionali? Inutile anche quello. Non lo dicono esplicitamente, perchè non sarebbe, come dire?, politically correct. Ma deve per forza essere quello che pensano, visto tra gli “enti inutili”, nelle forbici del ministro Tremonti è finito anche l’ISPESL (Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza Lavoro).
Si tratta di uno dei principali enti di prevenzione e protezione in materia di sicurezza sul lavoro, e l’unico ente di ricerca italiano sulla stessa materia. Grazie al lavoro dell’ISPESL, nei 30 anni di attività sono state costruite e sviluppate competenze, sono stati forniti dati ed eleborati studi che hanno contriubuito al miglioramento della sicurezza sul lavoro. Non ci può essere miglioramento senza una ricerca costante, che in Italia è condotta dall’ISPESL.

Lo sanno bene in Europa gli altri Paesi, dove nessuno sogna di liquidare enti di ricerca in materia di sicurezza e salute dei lavoratori. Rimarrà attivo nonostante la crisi l’INRS Francia o HSL Inghilterra, tanto per fare due esempi.

L’Italia, che con il triste primato delle morti sul lavoro si pone agli utlimi posti in fatto di garanzia della tutela dei lavoratori, farà confluire l’ISPESL nell’INAIL, che è un ente assicurativo.
L’Italia torna indietro di 30 anni. Mentre le lacrime istituzionali per le morti sul lavoro, rimangono sempre ipocritamente uguali.

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Questo il comunicato stampa dell’ISPESL.

COMUNICATO STAMPA
ISPESL: l’Istituto non è un “ente inutile”, ma indispensabile per la sicurezza e la salute dei lavoratori italiani. Con il provvedimento del Governo si chiude l’unico Ente di ricerca del Paese.

Nonostante il dimezzamento dei fondi, l’Ispesl è in grado di autofinanziarsi per più del 60% dello stanziamento concesso dallo Stato.

In relazione alle notizie di stampa si apprende che l’Ispesl (Istituto Superiore per la prevenzione e la sicurezza del Lavoro), unico Ente di ricerca del nostro Paese con vastissime competenze nel settore della prevenzione e della sicurezza dei lavoratori, nell’ambito della manovra finanziaria varata dal Consiglio dei Ministri del 25 maggio, risulterebbe soppresso.
Rimaniamo stupiti dalle notizie della soppressione e della definizione di ente inutile per l’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (ISPESL).
L’etichetta, da alcuni attribuita, all’istituto di “Ente inutile” è offensiva per tutti i lavoratori, oltreché priva di fondamento.
L’Ispesl non solo non è ente inutile, ma nel silenzio del suo trentennale lavoro quotidiano, attraverso l’impegno e il sacrificio delle molteplici professionalità (ingegneri, medici, chimici, fisici, biologi, ecc) pur nella scarsità di mezzi, garantisce un apporto insostituibile di conoscenze, esperienze e formazione al sistema produttivo del nostro Paese nel delicato settore della tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, fornendo un know how, patrimonio per l’Italia, apprezzato e riconosciuto non solo in ambito scientifico nazionale e internazionale ma da tutte le organizzazioni datoriali e sindacali.
Se è vero che gli infortuni mortali annui sono diminuiti da 1600 a 1200 (per parlare solo delle cosiddette morti bianche) ciò è ascrivibile anche a tutte le innumerevoli iniziative dell’Ispesl, messe in campo attraverso il suo personale.
L’Ente che soffre dall’anno 2000 una costante e vertiginosa riduzione di fondi, dimezzati nel corso di questi anni, da 110 a 58 milioni di euro, oltre ad un altrettanto drastica riduzione del personale per raggiunti limiti di età (senza possibilità di un fisiologico turn over, per il blocco delle assunzioni), non ha mai ridotto il proprio impegno per la tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori. Nonostante ciò l’Istituto si è costantemente adoperato nel corso di questi anni per avere mezzi e disponibilità per esercitare al meglio le proprie funzioni.
L’Istituto ha, infatti, accresciuto e ampliato tutti i possibili servizi che la legge gli consente di fare, riuscendo persino ad incrementare notevolmente le entrate proprie.
L’Istituto oggi è in grado di autofinanziarsi (35 milioni di euro) per più del 60 % dello stanziamento che perviene dallo Stato.
E questo lo si può considerare un “ente inutile”?
Chi si è impegnato e chi si impegna per conto del Governo e delle Autorità territoriali,  per le aree di Taranto, Civitavecchia, Casale Monferrato, ovvero per i gravissimi problemi del terremoto a l’Aquila, in Abruzzo?
Chi è intervenuto per la sicurezza degli insediamenti a rischio di incidente rilevante o degli impianti energetici più complessi?
Chi ha fronteggiato le emergenze nazionali al fianco delle istituzioni territoriali e nazionali (incidente Monte Bianco, nave G. Montari,  Gran Sasso, ThyssenKrupp, camere iperbariche, ecc…)?
Riteniamo in conclusione che non solo l’Ispesl non sia “ente inutile”, ma che sia “utilissimo” per il nostro sistema produttivo che si finanzia per gran parte da solo.
A questo punto sarebbe utile sapere in quale logica e con quali procedure sia stata disposta la “soppressione” dell’Ispesl con lo “scioglimento” nell’Inail.
Aspettiamo una risposta.
Il personale dell’Ispesl ce la chiede. Ce lo chiedono anche i lavoratori e i familiari delle vittime sul lavoro.

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