9
febbraio - 2012
giovedì
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Rifondazione Comunista – Vasto

Circolo Sante Petrocelli

no_petrolio_abruzzoE’ stata una bellissima manifestazione quella del 30 maggio a Lanciano. Il movimento del no petrolio si è dato nuovamente appuntamento per ribadire la convinta contrarietà alle coltivazioni di petrolio in terra d’abruzzo. Un movimento che non disattende mai le aspettative: sempre numerosi i partecipanti, variegati i colori e le esperienze politiche e sociali. Associazioni, partiti, comitati spontanei, liberi e autonomi cittadini, sindacati ma anche sindaci dei paesi contrari all’estrazione del petrolio in Abruzzo, si sono incontrati ieri in un’unitaria manifestazione di protesta per ribadire che l’Abruzzo è il polmone verde d’Europa, e che non c’è posto per piattaforme petrolifere. Tutte le volte composita la pertecipazione a questi appuntamenti, forse perchè, anche se questi sono temi che destano sempre la sensibilità di qualsiasi mente critica, quando interessano la tua regione, la tua città, il tuo vivere quotidiano, il sentimento campanilistico prende il sopravvento e allora intervieni e partecipi attivamente. La partecipazione appunto. Importantissima e necessaria. Soprattutto valutando la reticenza della giunta regionale quando si parla di petrolio. Una posizione ambigua, tra il si e il no, un “ni” come si usa dire. Non ci si espone troppo per accontentare un po’ tutti: dalla perte del si per non fare arrabbiare le grandi lobbys del lucro incessante e del guadagno a tutti i costi (mai più azzeccato il riferimento del guadagno a tutti costi); dalla parte del no quando migliaia e migliaia di cittadini oppongono resistenza al rischio di altre concessioni ad esplorazioni e trivellazioni in mare a poche centinaia di metri da riserve naturali. Quindici sono le concessioni già date per l’apertura di pozzi offshore. Se questi quindici altri pozzi inquietano, ancora di più lo sono i dati certi che vengono forniti: le concessioni alle estrazioni, oltre alle quindici già date, potrebbero portare le trivelle in oltre cinquantadue comuni della regione, portando lo scompiglio in un’area estesa su 490 chilometri quadrati in cui risiedono più di 312.000 abruzzesi.
Un fatto che può far tirare un sospiro di sollievo è quello relativo alla temporanea sospensione da parte del ministero dell’ambiente alla concessione di coltivazione, a circa cinque chilomentri dalla costa di San Vito, inerente quindi la Costa dei Trabocchi, dato alla Mediterranean Oil and Gas (compagnia che già estrae il petrolio a largo di Ortona dalla sua piattaforma chiamata “Ombrina Mre”) per carenza della documentazione inerente il nuovo pozzo “Ombrina Mare 2”; pozzo che dovrebbe iniziare la lavorazione del petrolio a partire dal 2012.
Non solo la MOG, ma anche la compagnia irlandese Petrolcetic fa sentire la propria voce. Questa, infatti, ha chiesto di sondare un’area di 728,2 chilometri quadrati. Il tratto di costa si estende da Pineto a Vasto. Una richiesta certa e perentoria, pubblicata sul Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse del Ministero dello sviluppo economico, che non pone dubbi sulla drammaticità della situazione: se questa venisse accettata salirebbero a 6.000 i chilometri quadrati interessati dalla lavorazione del petrolio nel polmone verde d’Europa. Alle vecchie presenze in mare e in terra abruzzese, e ci si riferisce all’ENI, alla Edison e alla Northern Petrolum, se ne aggiungono altre che contribuiscono insieme alla mortificazione dell’Abruzzo.
Varie quindi sono le piattaforme petrolifere offshore in progetto che morbosamente le diverse Società intendono installare in mare abruzzese; ma se per quelle future tutto ancora è in gioco, e ci sarà una dura battaglia da fare, diciamo una lunga e snervante resistenza ambientalista da perpetrare, cosa ne sarà per quelle già in funzione? quelle quindi che già estraggono e che inquinano l’aria e l’acqua marina abruzzese? nodo principale resta quindi quello delle concessioni già accordate: solo la loro revoca per gravi motivi ambientali salverebbe le coste abruzzesi da quanto previsto dalla legge 9/91, art. 6 comma 11 e art. 9 comma 2.

Ciò che rende ancora più incredibile la questione petrolio in Abruzzo, è la sua bassa qualità: il greggio abruzzese, infatti, è quello che viene definito “petrolio amaro” per l’alta presenza di zolfo nella sua composizione. Un petrolio inutile quindi anche per il guadagno che le varie compagnie petrolifere potrebbero far crescere dalla nostra terra. Un petrolio da cui si potrebbe ricavare solo olio combustibile. Ancora. Sembra che, per essere trasportato, il petrolio amaro necessiti di una prima lavorazione in loco (desolforazione), che può essere fatta su centri oli galleggianti, come previsto per Ombrina Mare, o direttamente sulle piattaforme, immettendo nell’aria ingenti quantità di idrogeno solforato ed altri inquinanti, senza la possibilità di alcun controllo da parte delle autorità locali essendo esse off-shore.
Non solo le lavorazioni di estrazione e di desolforazione rendono altamente inquinato il nostro territorio, ma anche, e non di meno, la trivellazione in mare per raggiungere il greggio sottostante. Infatti la procedura è complessa. Uno scalpello rotante collegato ad asse cave, perfora la roccia scendendo in profondità. Per rendere ciò possibile è necessario che le assi, sostenute da torri alte circa cinquanta metri, siano cave per consentire la circolazione di un apposito fango che lubrifica, raffredda lo scalpello e sostiene le pareti del pozzo. Ritornando in superficie, questo fango, trasporta i detriti prodotti dalla frantumazione della roccia inquinando e indebolendo l’intero ecosistema marino.

Tornando alla manifestazione di Lanciano è fuori dubbio che gli abruzzesi abbiano a cuore questo attuale e importantissimo tema. Lo confermano i numeri: oltre cinquemila partecipanti alla manifestazione del 18 aprile a San Vito, oltre seimila partecipanti alla manifestazione di Lanciano. Tanti comitati cittadini, associazioni e liberi cittadini quotidianamente si battono per la difesa del proprio territorio. Anche l’informazione non nega spazio alla questione petrolio. Dal più famoso social network Facebook fino ad arrivare ai più noti mezzi di informazione quali giornali, internet e radio danno ampio spazio ai rappresentanti dei cittadini non solo politici ma anche portavoci di associazioni. Incontri itineranti che raccontano quanto sia difficile per le multinazionali del petrolio portare via agli abitanti di questa fantastica terra il proprio territorio. L’Abruzzo è la terra del vino DOC, dell’olio DOC, del carciofo DOP, dell’orso marsicano e del lupo; è la terra del mare, degli scogli, della Costa dei Trabocchi; è la stessa terra che in estate mentra prendi il sole riesci a vedere imponente la Majella. E’ la terra del turismo sostenibile. Qui in Abruzzo non c’è posto per le piattaforme. Ma bisogna stare attenti e non abbassare mai la testa: i soldi fanno gola e spesso dei pezzi di carta vincono a danno dell’ambiente.
Sarà una lunga lotta per la preservazione del nostro territorio.

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