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	<title>Commenti per Rifondazione Comunista - Vasto</title>
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		<title>Commenti su La Regione vuole imporre la cava a Punta Penna. Il PRC si oppone. di Cava di sabbia a Punta Penna: la Regione Abruzzo dà il via libera &#124; Vivere Vasto</title>
		<link>http://www.rifondazionevasto.com/2010/01/la-regione-vuole-imporre-la-cava-a-punta-penna-il-prc-si-oppone/comment-page-1/#comment-1227</link>
		<dc:creator>Cava di sabbia a Punta Penna: la Regione Abruzzo dà il via libera &#124; Vivere Vasto</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 20:02:32 +0000</pubDate>
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		<description>[...] informazioni su Histonium.net, PiazzaRossetti.it, Rifondazione Comunista Vasto.       Share            Abitare a Vasto, Ambiente, Punta Aderci, [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] informazioni su Histonium.net, PiazzaRossetti.it, Rifondazione Comunista Vasto.       Share            Abitare a Vasto, Ambiente, Punta Aderci, [...]</p>
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		<title>Commenti su La partecipazione popolare contro la cava, ha dato un primo risultato di La partecipazione popolare contro la Cava di Sabbia a Punta Penna ha dato un primo risultato &#124; Vivere Vasto</title>
		<link>http://www.rifondazionevasto.com/2010/01/la-partecipazione-popolare-contro-la-cava-ha-dato-un-primo-risultato/comment-page-1/#comment-1226</link>
		<dc:creator>La partecipazione popolare contro la Cava di Sabbia a Punta Penna ha dato un primo risultato &#124; Vivere Vasto</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 19:49:27 +0000</pubDate>
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		<description>[...] dopo la mobilitazione popolare vastese contro la Cava di Sabbia a Punta Penna. Si legge infatti sul Circolo Sante Petrocelli di Vasto:  Ecco cosa può produrre la partecipazione popolare. Ad esempio che la Soprintendenza blocchi un [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] dopo la mobilitazione popolare vastese contro la Cava di Sabbia a Punta Penna. Si legge infatti sul Circolo Sante Petrocelli di Vasto:  Ecco cosa può produrre la partecipazione popolare. Ad esempio che la Soprintendenza blocchi un [...]</p>
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		<title>Commenti su Laterite: 0 controlli = 0 emissioni di Liweitaly</title>
		<link>http://www.rifondazionevasto.com/2009/09/319/comment-page-1/#comment-1082</link>
		<dc:creator>Liweitaly</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Apr 2011 11:32:43 +0000</pubDate>
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		<description>Gli impianti di coincenerimento di rifiuti pericolosi producono alcuni tra gli inquinanti ritenuti più pericolosi per la salute umana e dannosi per l’ambiente, tra cui: ossidi di azoto, ossidi di zolfo, nanopolveri e particolato, diossine, furani, metalli pesanti, acido cloridrico, acido fluoridrico, idrocarburi policiclici aromatici (IPA).
È ormai appurato che, nonostante limiti stabiliti dal legislatore nazionale e/o comunitario, per sostanze come gli IPA e le diossine non esistono ragionevoli livelli di sicurezza al di sotto dei quali esse non provochino danni alla salute umana ed all’ambiente.
Questi impianti sono dotati di sistemi di abbattimento che dovrebbero garantirne un rilascio ridotto, anche se permangono dei dubbi sull&#039;effettiva efficacia della misurazione di tale impatto, poiché le altissime temperature, anche superiori ai 1.000 gradi, nanoparticelle finissime che sfuggono al controllo.
Attualmente nessun sistema di filtraggio è in grado di trattenere le particelle inquinanti con diametro inferiore ai 2,5 nanometri. Questo è il principale problema degli inceneritori, la causa di un inquinamento “sconosciuto”, che desta allarme presso i cittadini e la comunità scientifica.
Come dimostrato da una letteratura scientifica ormai corposa, la pericolosità delle particelle è direttamente proporzionale alla diminuzione della loro dimensione. Quindi il particolato ultrafine risulta essere infinitamente più aggressivo e pericoloso, anche se la legislazione vigente non ne considera il monitoraggio.
Laterlite ha ottenuto l’autorizzazione all’incenerimento di rifiuti pericolosi nel 2000.Il monitoraggio è consultabile sul sito di Arpa ma solo alcuni inquinanti sono riportati. Risultano completamente assenti i valori del test annuale sulle diossine, sugli IPA e sulla reale quantità di rifiuti pericolosi inceneriti.
Le attività dell’Osservatorio Ambientale hanno visto l&#039;impegno delle parti e la volontà di introdurre misure per l’attenuamento dei danni ambientali provocati dalle attività di Laterlite. Ma nonostante i progetti in essere il tavolo è stato, negli ultimi anni, convocato una sola volta (novembre 2009) ed ha praticamente cessato la sua funzione di controllo e monitoraggio.
Nel novembre 2010 diversi organi di stampa locale hanno riportano la notizia sull&#039;impianto
Laterlite di Lentella, che bruciava rifiuti pericolosi utilizzandoli come combustibile, e che era diventato in pratica un vero e proprio inceneritore di rifiuti. Nel marzo 2006si è svolta l&#039;inchiesta (per associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, disastro ambientale, falso) condotta dalla Procura della Repubblica di Lanciano (operazione “Mare chiaro”), che portò all&#039;arresto di 16 persone, tra cui  ANDREA RANALLO ,per favore compagni io sono di lentella aiutateci voi ,facciamo protesta chiudiamo la trignina diamo un messaggio forte contro i padroni e l amministrazione che vogliono riempire solo le saccocce loro!grazie</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gli impianti di coincenerimento di rifiuti pericolosi producono alcuni tra gli inquinanti ritenuti più pericolosi per la salute umana e dannosi per l’ambiente, tra cui: ossidi di azoto, ossidi di zolfo, nanopolveri e particolato, diossine, furani, metalli pesanti, acido cloridrico, acido fluoridrico, idrocarburi policiclici aromatici (IPA).<br />
È ormai appurato che, nonostante limiti stabiliti dal legislatore nazionale e/o comunitario, per sostanze come gli IPA e le diossine non esistono ragionevoli livelli di sicurezza al di sotto dei quali esse non provochino danni alla salute umana ed all’ambiente.<br />
Questi impianti sono dotati di sistemi di abbattimento che dovrebbero garantirne un rilascio ridotto, anche se permangono dei dubbi sull&#8217;effettiva efficacia della misurazione di tale impatto, poiché le altissime temperature, anche superiori ai 1.000 gradi, nanoparticelle finissime che sfuggono al controllo.<br />
Attualmente nessun sistema di filtraggio è in grado di trattenere le particelle inquinanti con diametro inferiore ai 2,5 nanometri. Questo è il principale problema degli inceneritori, la causa di un inquinamento “sconosciuto”, che desta allarme presso i cittadini e la comunità scientifica.<br />
Come dimostrato da una letteratura scientifica ormai corposa, la pericolosità delle particelle è direttamente proporzionale alla diminuzione della loro dimensione. Quindi il particolato ultrafine risulta essere infinitamente più aggressivo e pericoloso, anche se la legislazione vigente non ne considera il monitoraggio.<br />
Laterlite ha ottenuto l’autorizzazione all’incenerimento di rifiuti pericolosi nel 2000.Il monitoraggio è consultabile sul sito di Arpa ma solo alcuni inquinanti sono riportati. Risultano completamente assenti i valori del test annuale sulle diossine, sugli IPA e sulla reale quantità di rifiuti pericolosi inceneriti.<br />
Le attività dell’Osservatorio Ambientale hanno visto l&#8217;impegno delle parti e la volontà di introdurre misure per l’attenuamento dei danni ambientali provocati dalle attività di Laterlite. Ma nonostante i progetti in essere il tavolo è stato, negli ultimi anni, convocato una sola volta (novembre 2009) ed ha praticamente cessato la sua funzione di controllo e monitoraggio.<br />
Nel novembre 2010 diversi organi di stampa locale hanno riportano la notizia sull&#8217;impianto<br />
Laterlite di Lentella, che bruciava rifiuti pericolosi utilizzandoli come combustibile, e che era diventato in pratica un vero e proprio inceneritore di rifiuti. Nel marzo 2006si è svolta l&#8217;inchiesta (per associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, disastro ambientale, falso) condotta dalla Procura della Repubblica di Lanciano (operazione “Mare chiaro”), che portò all&#8217;arresto di 16 persone, tra cui  ANDREA RANALLO ,per favore compagni io sono di lentella aiutateci voi ,facciamo protesta chiudiamo la trignina diamo un messaggio forte contro i padroni e l amministrazione che vogliono riempire solo le saccocce loro!grazie</p>
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		<title>Commenti su La partecipazione popolare contro la cava, ha dato un primo risultato di La partecipazione popolare contro la Cava di Sabbia a Punta Penna ha dato un primo risultato &#124; Vasto Blogolandia</title>
		<link>http://www.rifondazionevasto.com/2010/01/la-partecipazione-popolare-contro-la-cava-ha-dato-un-primo-risultato/comment-page-1/#comment-264</link>
		<dc:creator>La partecipazione popolare contro la Cava di Sabbia a Punta Penna ha dato un primo risultato &#124; Vasto Blogolandia</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 11:57:34 +0000</pubDate>
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		<description>[...] dopo la mobilitazione popolare vastese contro la Cava di Sabbia a Punta Penna. Si legge infatti sul Circolo Sante Petrocelli di Vasto:  Ecco cosa può produrre la partecipazione popolare. Ad esempio che la Soprintendenza blocchi un [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] dopo la mobilitazione popolare vastese contro la Cava di Sabbia a Punta Penna. Si legge infatti sul Circolo Sante Petrocelli di Vasto:  Ecco cosa può produrre la partecipazione popolare. Ad esempio che la Soprintendenza blocchi un [...]</p>
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		<title>Commenti su La Regione vuole imporre la cava a Punta Penna. Il PRC si oppone. di MARCO</title>
		<link>http://www.rifondazionevasto.com/2010/01/la-regione-vuole-imporre-la-cava-a-punta-penna-il-prc-si-oppone/comment-page-1/#comment-259</link>
		<dc:creator>MARCO</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 11:00:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.rifondazionevasto.com/?p=638#comment-259</guid>
		<description>«Basta che le persone si siedano anche un’ora di fronte al mare per osservare. La risposta viene dal mare: come sposta la sabbia, basta vedere che è vivo e sempre in perpetua modificazione. Se non rispettiamo la natura e continuiamo a fare questi interventi è come dichiarare guerra al mare. Sappiamo tutti cosa può fare il mare: tsumani, erosione, tempeste. Non si può affrontare il mare con secchiello e paletta e nemmeno con i caterpillar. Una mareggiata si rimangia tutto il lavoro di un anno. Basta parlare con la gente che vive al mare».«Ai balneatori bisogna dire che hanno a che fare con la natura: è inutile che pretendono di cambiarla. Inoltre spesso questi ripascimenti vengono fatti con materiali inquinati che danneggiano la salute dei bagnanti: prima o poi qualcuno tra i bagnanti si porrà i problema e ci sarà un crollo del mercato. Anzi già c’è».Una macchina da soldi - e anche di voti- ben architettata che da anni butta in mare finanziamenti pubblici, europei e regionali, per opere monche e spesso dannose.
Ma si continua senza una base scientifica, senza un piano integrato di gestione della costa, senza nessuno che guardi ad una soluzione definitiva.Si stima (dato che la trasparenza non è il fiore all’occhiello della nostra Regione) che in meno di dieci anni in Abruzzo, dal Cipe e dall’Europa, siano arrivati centinaia di milioni di euro.
Dal 2002 fu finanziato dal Cipe il programma “Ricama”, del più ampio progetto Sicora (120 mln), per un importo di «44 milioni di euro». Opera di ripascimento che finì sotto inchiesta nel 2007 con l’accusa di frode in pubblica fornitura per la società, Modimar, che studiò il piano di “risanamento” e che effettuò i lavori.
Una prima tranche, 14 milioni, arrivò subito. Gli iniziali interventi riguardavano le cittadine costiere di Martinsicuro (4,5 mln di euro), Pescara Sud e Francavilla al Mare (4,5 mln ), Fossacesia ( 900 mila euro), Casalbordino (2,1 mln), Vasto (600 mila), Montesilvano (1,2 mln) e Silvi (600 mila). «Ricama?Un fallimento», era stato il giudizio inappellabile dell’attuale presidente della Provincia di Pescara, allora consigliere comunale di Forza Italia, Guerino Testa, che avanzava forti dubbi sul reale utilizzo dei fondi da parte del Comune di Pescara. Testa parlava di progetti lasciati a metà per mancanza di finanziamenti.
Intanto il fiume di denaro scorreva in tutto Abruzzo, per finire a mare. Risultati? Zero.
A Montesilvano, nel dicembre 2005, sarebbero arrivati secondo gli annunci dell’allora assessore Guglielmo Di Febo 50 mila euro, poi 1,8 milioni nel 2007 (seconda tranche del progetto Ricama). Per la lunghezza del litorale di Montesilvano, ovvero quattro chilometri, furono realizzate scogliere frangiflutti.
L’amministrazione di Alba Adriatica, già destinataria di 488 mila euro di fondi Cipe, nel 2006, era riuscita a strappare una promessa importante all’allora capo del gabinetto dell’ufficio di presidenza regionale, Lamberto Quarta : «verranno inseriti annualmente fondi nel bilancio regionale per garantire il riporto di sabbia sul litorale».
A seguito delle mareggiate del 12 e 13 dicembre 2008, il Consiglio dei ministri stanziò altri milioni perché in Abruzzo fu dichiarato lo stato di emergenza.
Insomma un assalto alla cassa senza un piano integrato che potesse garantire una soluzione a lungo termine se non addirittura definitiva.Solo pochi studiosi gridano allo spreco di denaro pubblico e al danno ambientale come il professor Francesco Stoppa dell’Università di Chieti .
Invece in molti continuano, balneatori in prima linea, a chiedere finanziamenti per il ripascimento e per le scogliere.
Ed i politici aprono tranquillamente i rubinetti per non scontentare nessuno.
A Pescara già c’è la richiesta del Ciba di destinare 20 milioni dei 90 previsti per il Piano regolatore portuale per la realizzazione di interventi utili a mitigare gli eventuali effetti negativi.
Anche a Francavilla si è deliberato l’impegno di un 1 milione di euro per un progetto «di difesa della Costa-Zona Centro».
Consoliamoci, per quel che si può: molte regioni d’Italia hanno fatto gli stessi investimenti ottenendo pessimi risultati. Così hanno iniziato a guardare altrove.
Lazio, Toscana, Emilia Romagna e Liguria si sono affidate ad un grande programma di studio e sperimentazione dell’Europa , denominato “Beachmed”, per la «gestione sostenibile delle coste mediterranee» i cui risultati sono inseriti nel sito www.beachmed.eu.
L’Abruzzo però sembra aver deciso di perseverare nel buttare milioni a mare, infatti non compare tra le 36 regioni europee partners.
Occhio non vede, cuore non duole. Noi preferiamo avere siti web non aggiornati
Dal 2002 fu finanziato dal Cipe il programma “Ricama”, del più ampio progetto Sicora (120 mln), per un importo di «44 milioni di euro». Opera di ripascimento che finì sotto inchiesta nel 2007 con l’accusa di frode in pubblica fornitura per la società, Modimar, che studiò il piano di “risanamento” e che effettuò i lavori.
Una prima tranche, 14 milioni, arrivò subito. Gli iniziali interventi riguardavano le cittadine costiere di Martinsicuro (4,5 mln di euro), Pescara Sud e Francavilla al Mare (4,5 mln ), Fossacesia ( 900 mila euro), Casalbordino (2,1 mln), Vasto (600 mila), Montesilvano (1,2 mln) e Silvi (600 mila). «Ricama?Un fallimento», era stato il giudizio inappellabile dell’attuale presidente della Provincia di Pescara, allora consigliere comunale di Forza Italia, Guerino Testa, che avanzava forti dubbi sul reale utilizzo dei fondi da parte del Comune di Pescara. Testa parlava di progetti lasciati a metà per mancanza di finanziamenti.
Intanto il fiume di denaro scorreva in tutto Abruzzo, per finire a mare. Risultati? Zero.
A Montesilvano, nel dicembre 2005, sarebbero arrivati secondo gli annunci dell’allora assessore Guglielmo Di Febo 50 mila euro, poi 1,8 milioni nel 2007 (seconda tranche del progetto Ricama). Per la lunghezza del litorale di Montesilvano, ovvero quattro chilometri, furono realizzate scogliere frangiflutti.
L’amministrazione di Alba Adriatica, già destinataria di 488 mila euro di fondi Cipe, nel 2006, era riuscita a strappare una promessa importante all’allora capo del gabinetto dell’ufficio di presidenza regionale, Lamberto Quarta : «verranno inseriti annualmente fondi nel bilancio regionale per garantire il riporto di sabbia sul litorale».
A seguito delle mareggiate del 12 e 13 dicembre 2008, il Consiglio dei ministri stanziò altri milioni perché in Abruzzo fu dichiarato lo stato di emergenza.
Insomma un assalto alla cassa senza un piano integrato che potesse garantire una soluzione a lungo termine se non addirittura definitiva.Solo pochi studiosi gridano allo spreco di denaro pubblico e al danno ambientale come il professor Francesco Stoppa dell’Università di Chieti.
Invece in molti continuano, balneatori in prima linea, a chiedere finanziamenti per il ripascimento e per le scogliere.
Ed i politici aprono tranquillamente i rubinetti per non scontentare nessuno.
A Pescara già c’è la richiesta del Ciba di destinare 20 milioni dei 90 previsti per il Piano regolatore portuale per la realizzazione di interventi utili a mitigare gli eventuali effetti negativi.
Anche a Francavilla si è deliberato pochi giorni fa l’impegno di un 1 milione di euro per un progetto «di difesa della Costa-Zona Centro».
Consoliamoci, per quel che si può: molte regioni d’Italia hanno fatto gli stessi investimenti ottenendo pessimi risultati. Così hanno iniziato a guardare altrove.
Lazio, Toscana, Emilia Romagna e Liguria si sono affidate ad un grande programma di studio e sperimentazione dell’Europa , denominato “Beachmed”, per la «gestione sostenibile delle coste mediterranee» i cui risultati sono inseriti nel sito www.beachmed.eu.
L’Abruzzo però sembra aver deciso di perseverare nel buttare milioni a mare, infatti non compare tra le 36 regioni europee partners (http://beachmed.eu/Beachmede/PartenairesParticipantsauxSP/tabid/101/Default.aspx).
Occhio non vede, cuore non duole. Noi preferiamo avere siti web non aggiornati(http://www.regione.abruzzo.it/coste/index.html) nei quali si vantano investimenti milionari in difesa della costa dai risultati sconosciuti.
Il copione dunque si ripete: milioni di euro per progetti che o non ci sono o non servono a nulla. Altrimenti perché gridare all’emergenza ad ogni burrasca?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>«Basta che le persone si siedano anche un’ora di fronte al mare per osservare. La risposta viene dal mare: come sposta la sabbia, basta vedere che è vivo e sempre in perpetua modificazione. Se non rispettiamo la natura e continuiamo a fare questi interventi è come dichiarare guerra al mare. Sappiamo tutti cosa può fare il mare: tsumani, erosione, tempeste. Non si può affrontare il mare con secchiello e paletta e nemmeno con i caterpillar. Una mareggiata si rimangia tutto il lavoro di un anno. Basta parlare con la gente che vive al mare».«Ai balneatori bisogna dire che hanno a che fare con la natura: è inutile che pretendono di cambiarla. Inoltre spesso questi ripascimenti vengono fatti con materiali inquinati che danneggiano la salute dei bagnanti: prima o poi qualcuno tra i bagnanti si porrà i problema e ci sarà un crollo del mercato. Anzi già c’è».Una macchina da soldi &#8211; e anche di voti- ben architettata che da anni butta in mare finanziamenti pubblici, europei e regionali, per opere monche e spesso dannose.<br />
Ma si continua senza una base scientifica, senza un piano integrato di gestione della costa, senza nessuno che guardi ad una soluzione definitiva.Si stima (dato che la trasparenza non è il fiore all’occhiello della nostra Regione) che in meno di dieci anni in Abruzzo, dal Cipe e dall’Europa, siano arrivati centinaia di milioni di euro.<br />
Dal 2002 fu finanziato dal Cipe il programma “Ricama”, del più ampio progetto Sicora (120 mln), per un importo di «44 milioni di euro». Opera di ripascimento che finì sotto inchiesta nel 2007 con l’accusa di frode in pubblica fornitura per la società, Modimar, che studiò il piano di “risanamento” e che effettuò i lavori.<br />
Una prima tranche, 14 milioni, arrivò subito. Gli iniziali interventi riguardavano le cittadine costiere di Martinsicuro (4,5 mln di euro), Pescara Sud e Francavilla al Mare (4,5 mln ), Fossacesia ( 900 mila euro), Casalbordino (2,1 mln), Vasto (600 mila), Montesilvano (1,2 mln) e Silvi (600 mila). «Ricama?Un fallimento», era stato il giudizio inappellabile dell’attuale presidente della Provincia di Pescara, allora consigliere comunale di Forza Italia, Guerino Testa, che avanzava forti dubbi sul reale utilizzo dei fondi da parte del Comune di Pescara. Testa parlava di progetti lasciati a metà per mancanza di finanziamenti.<br />
Intanto il fiume di denaro scorreva in tutto Abruzzo, per finire a mare. Risultati? Zero.<br />
A Montesilvano, nel dicembre 2005, sarebbero arrivati secondo gli annunci dell’allora assessore Guglielmo Di Febo 50 mila euro, poi 1,8 milioni nel 2007 (seconda tranche del progetto Ricama). Per la lunghezza del litorale di Montesilvano, ovvero quattro chilometri, furono realizzate scogliere frangiflutti.<br />
L’amministrazione di Alba Adriatica, già destinataria di 488 mila euro di fondi Cipe, nel 2006, era riuscita a strappare una promessa importante all’allora capo del gabinetto dell’ufficio di presidenza regionale, Lamberto Quarta : «verranno inseriti annualmente fondi nel bilancio regionale per garantire il riporto di sabbia sul litorale».<br />
A seguito delle mareggiate del 12 e 13 dicembre 2008, il Consiglio dei ministri stanziò altri milioni perché in Abruzzo fu dichiarato lo stato di emergenza.<br />
Insomma un assalto alla cassa senza un piano integrato che potesse garantire una soluzione a lungo termine se non addirittura definitiva.Solo pochi studiosi gridano allo spreco di denaro pubblico e al danno ambientale come il professor Francesco Stoppa dell’Università di Chieti .<br />
Invece in molti continuano, balneatori in prima linea, a chiedere finanziamenti per il ripascimento e per le scogliere.<br />
Ed i politici aprono tranquillamente i rubinetti per non scontentare nessuno.<br />
A Pescara già c’è la richiesta del Ciba di destinare 20 milioni dei 90 previsti per il Piano regolatore portuale per la realizzazione di interventi utili a mitigare gli eventuali effetti negativi.<br />
Anche a Francavilla si è deliberato l’impegno di un 1 milione di euro per un progetto «di difesa della Costa-Zona Centro».<br />
Consoliamoci, per quel che si può: molte regioni d’Italia hanno fatto gli stessi investimenti ottenendo pessimi risultati. Così hanno iniziato a guardare altrove.<br />
Lazio, Toscana, Emilia Romagna e Liguria si sono affidate ad un grande programma di studio e sperimentazione dell’Europa , denominato “Beachmed”, per la «gestione sostenibile delle coste mediterranee» i cui risultati sono inseriti nel sito <a href="http://www.beachmed.eu" rel="nofollow">http://www.beachmed.eu</a>.<br />
L’Abruzzo però sembra aver deciso di perseverare nel buttare milioni a mare, infatti non compare tra le 36 regioni europee partners.<br />
Occhio non vede, cuore non duole. Noi preferiamo avere siti web non aggiornati<br />
Dal 2002 fu finanziato dal Cipe il programma “Ricama”, del più ampio progetto Sicora (120 mln), per un importo di «44 milioni di euro». Opera di ripascimento che finì sotto inchiesta nel 2007 con l’accusa di frode in pubblica fornitura per la società, Modimar, che studiò il piano di “risanamento” e che effettuò i lavori.<br />
Una prima tranche, 14 milioni, arrivò subito. Gli iniziali interventi riguardavano le cittadine costiere di Martinsicuro (4,5 mln di euro), Pescara Sud e Francavilla al Mare (4,5 mln ), Fossacesia ( 900 mila euro), Casalbordino (2,1 mln), Vasto (600 mila), Montesilvano (1,2 mln) e Silvi (600 mila). «Ricama?Un fallimento», era stato il giudizio inappellabile dell’attuale presidente della Provincia di Pescara, allora consigliere comunale di Forza Italia, Guerino Testa, che avanzava forti dubbi sul reale utilizzo dei fondi da parte del Comune di Pescara. Testa parlava di progetti lasciati a metà per mancanza di finanziamenti.<br />
Intanto il fiume di denaro scorreva in tutto Abruzzo, per finire a mare. Risultati? Zero.<br />
A Montesilvano, nel dicembre 2005, sarebbero arrivati secondo gli annunci dell’allora assessore Guglielmo Di Febo 50 mila euro, poi 1,8 milioni nel 2007 (seconda tranche del progetto Ricama). Per la lunghezza del litorale di Montesilvano, ovvero quattro chilometri, furono realizzate scogliere frangiflutti.<br />
L’amministrazione di Alba Adriatica, già destinataria di 488 mila euro di fondi Cipe, nel 2006, era riuscita a strappare una promessa importante all’allora capo del gabinetto dell’ufficio di presidenza regionale, Lamberto Quarta : «verranno inseriti annualmente fondi nel bilancio regionale per garantire il riporto di sabbia sul litorale».<br />
A seguito delle mareggiate del 12 e 13 dicembre 2008, il Consiglio dei ministri stanziò altri milioni perché in Abruzzo fu dichiarato lo stato di emergenza.<br />
Insomma un assalto alla cassa senza un piano integrato che potesse garantire una soluzione a lungo termine se non addirittura definitiva.Solo pochi studiosi gridano allo spreco di denaro pubblico e al danno ambientale come il professor Francesco Stoppa dell’Università di Chieti.<br />
Invece in molti continuano, balneatori in prima linea, a chiedere finanziamenti per il ripascimento e per le scogliere.<br />
Ed i politici aprono tranquillamente i rubinetti per non scontentare nessuno.<br />
A Pescara già c’è la richiesta del Ciba di destinare 20 milioni dei 90 previsti per il Piano regolatore portuale per la realizzazione di interventi utili a mitigare gli eventuali effetti negativi.<br />
Anche a Francavilla si è deliberato pochi giorni fa l’impegno di un 1 milione di euro per un progetto «di difesa della Costa-Zona Centro».<br />
Consoliamoci, per quel che si può: molte regioni d’Italia hanno fatto gli stessi investimenti ottenendo pessimi risultati. Così hanno iniziato a guardare altrove.<br />
Lazio, Toscana, Emilia Romagna e Liguria si sono affidate ad un grande programma di studio e sperimentazione dell’Europa , denominato “Beachmed”, per la «gestione sostenibile delle coste mediterranee» i cui risultati sono inseriti nel sito <a href="http://www.beachmed.eu" rel="nofollow">http://www.beachmed.eu</a>.<br />
L’Abruzzo però sembra aver deciso di perseverare nel buttare milioni a mare, infatti non compare tra le 36 regioni europee partners (<a href="http://beachmed.eu/Beachmede/PartenairesParticipantsauxSP/tabid/101/Default.aspx)" rel="nofollow">http://beachmed.eu/Beachmede/PartenairesParticipantsauxSP/tabid/101/Default.aspx)</a>.<br />
Occhio non vede, cuore non duole. Noi preferiamo avere siti web non aggiornati(http://www.regione.abruzzo.it/coste/index.html) nei quali si vantano investimenti milionari in difesa della costa dai risultati sconosciuti.<br />
Il copione dunque si ripete: milioni di euro per progetti che o non ci sono o non servono a nulla. Altrimenti perché gridare all’emergenza ad ogni burrasca?</p>
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		<title>Commenti su La Regione vuole imporre la cava a Punta Penna. Il PRC si oppone. di MARCO</title>
		<link>http://www.rifondazionevasto.com/2010/01/la-regione-vuole-imporre-la-cava-a-punta-penna-il-prc-si-oppone/comment-page-1/#comment-258</link>
		<dc:creator>MARCO</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 10:55:17 +0000</pubDate>
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		<description>«Basta che le persone si siedano anche un’ora di fronte al mare per osservare. La risposta viene dal mare: come sposta la sabbia, basta vedere che è vivo e sempre in perpetua modificazione. Se non rispettiamo la natura e continuiamo a fare questi interventi è come dichiarare guerra al mare. Sappiamo tutti cosa può fare il mare: tsumani, erosione, tempeste. Non si può affrontare il mare con secchiello e paletta e nemmeno con i caterpillar. Una mareggiata si rimangia tutto il lavoro di un anno. Basta parlare con la gente che vive al mare».«Ai balneatori bisogna dire che hanno a che fare con la natura: è inutile che pretendono di cambiarla. Inoltre spesso questi ripascimenti vengono fatti con materiali inquinati che danneggiano la salute dei bagnanti: prima o poi qualcuno tra i bagnanti si porrà i problema e ci sarà un crollo del mercato. Anzi già c’è».Una macchina da soldi - e anche di voti- ben architettata che da anni butta in mare finanziamenti pubblici, europei e regionali, per opere monche e spesso dannose.
Ma si continua senza una base scientifica, senza un piano integrato di gestione della costa, senza nessuno che guardi ad una soluzione definitiva.Si stima (dato che la trasparenza non è il fiore all’occhiello della nostra Regione) che in meno di dieci anni in Abruzzo, dal Cipe e dall’Europa, siano arrivati centinaia di milioni di euro.
Dal 2002 fu finanziato dal Cipe il programma “Ricama”, del più ampio progetto Sicora (120 mln), per un importo di «44 milioni di euro». Opera di ripascimento che finì sotto inchiesta nel 2007 con l’accusa di frode in pubblica fornitura per la società, Modimar, che studiò il piano di “risanamento” e che effettuò i lavori.
Una prima tranche, 14 milioni, arrivò subito. Gli iniziali interventi riguardavano le cittadine costiere di Martinsicuro (4,5 mln di euro), Pescara Sud e Francavilla al Mare (4,5 mln ), Fossacesia ( 900 mila euro), Casalbordino (2,1 mln), Vasto (600 mila), Montesilvano (1,2 mln) e Silvi (600 mila). «Ricama?Un fallimento», era stato il giudizio inappellabile dell’attuale presidente della Provincia di Pescara, allora consigliere comunale di Forza Italia, Guerino Testa, che avanzava forti dubbi sul reale utilizzo dei fondi da parte del Comune di Pescara. Testa parlava di progetti lasciati a metà per mancanza di finanziamenti.
Intanto il fiume di denaro scorreva in tutto Abruzzo, per finire a mare. Risultati? Zero.
A Montesilvano, nel dicembre 2005, sarebbero arrivati secondo gli annunci dell’allora assessore Guglielmo Di Febo 50 mila euro, poi 1,8 milioni nel 2007 (seconda tranche del progetto Ricama). Per la lunghezza del litorale di Montesilvano, ovvero quattro chilometri, furono realizzate scogliere frangiflutti.
L’amministrazione di Alba Adriatica, già destinataria di 488 mila euro di fondi Cipe, nel 2006, era riuscita a strappare una promessa importante all’allora capo del gabinetto dell’ufficio di presidenza regionale, Lamberto Quarta : «verranno inseriti annualmente fondi nel bilancio regionale per garantire il riporto di sabbia sul litorale».
A seguito delle mareggiate del 12 e 13 dicembre 2008, il Consiglio dei ministri stanziò altri milioni perché in Abruzzo fu dichiarato lo stato di emergenza.
Insomma un assalto alla cassa senza un piano integrato che potesse garantire una soluzione a lungo termine se non addirittura definitiva.Solo pochi studiosi gridano allo spreco di denaro pubblico e al danno ambientale come il professor Francesco Stoppa dell’Università di Chieti .
Invece in molti continuano, balneatori in prima linea, a chiedere finanziamenti per il ripascimento e per le scogliere.
Ed i politici aprono tranquillamente i rubinetti per non scontentare nessuno.
A Pescara già c’è la richiesta del Ciba di destinare 20 milioni dei 90 previsti per il Piano regolatore portuale per la realizzazione di interventi utili a mitigare gli eventuali effetti negativi.
Anche a Francavilla si è deliberato l’impegno di un 1 milione di euro per un progetto «di difesa della Costa-Zona Centro».
Consoliamoci, per quel che si può: molte regioni d’Italia hanno fatto gli stessi investimenti ottenendo pessimi risultati. Così hanno iniziato a guardare altrove.
Lazio, Toscana, Emilia Romagna e Liguria si sono affidate ad un grande programma di studio e sperimentazione dell’Europa , denominato “Beachmed”, per la «gestione sostenibile delle coste mediterranee» i cui risultati sono inseriti nel sito www.beachmed.eu.
L’Abruzzo però sembra aver deciso di perseverare nel buttare milioni a mare, infatti non compare tra le 36 regioni europee partners.
Occhio non vede, cuore non duole. Noi preferiamo avere siti web non aggiornati«Basta che le persone si siedano anche un’ora di fronte al mare per osservare. La risposta viene dal mare: come sposta la sabbia, basta vedere che è vivo e sempre in perpetua modificazione. Se non rispettiamo la natura e continuiamo a fare questi interventi è come dichiarare guerra al mare. Sappiamo tutti cosa può fare il mare: tsumani, erosione, tempeste. Non si può affrontare il mare con secchiello e paletta e nemmeno con i caterpillar. Una mareggiata si rimangia tutto il lavoro di un anno. Basta parlare con la gente che vive al mare».«Ai balneatori bisogna dire che hanno a che fare con la natura: è inutile che pretendono di cambiarla. Inoltre spesso questi ripascimenti vengono fatti con materiali inquinati che danneggiano la salute dei bagnanti: prima o poi qualcuno tra i bagnanti si porrà i problema e ci sarà un crollo del mercato. Anzi già c’è».Una macchina da soldi - e anche di voti- ben architettata che da anni butta in mare finanziamenti pubblici, europei e regionali, per opere monche e spesso dannose.
Ma si continua senza una base scientifica, senza un piano integrato di gestione della costa, senza nessuno che guardi ad una soluzione definitiva.Si stima (dato che la trasparenza non è il fiore all’occhiello della nostra Regione) che in meno di dieci anni in Abruzzo, dal Cipe e dall’Europa, siano arrivati centinaia di milioni di euro.
Dal 2002 fu finanziato dal Cipe il programma “Ricama”, del più ampio progetto Sicora (120 mln), per un importo di «44 milioni di euro». Opera di ripascimento che finì sotto inchiesta nel 2007 con l’accusa di frode in pubblica fornitura per la società, Modimar, che studiò il piano di “risanamento” e che effettuò i lavori.
Una prima tranche, 14 milioni, arrivò subito. Gli iniziali interventi riguardavano le cittadine costiere di Martinsicuro (4,5 mln di euro), Pescara Sud e Francavilla al Mare (4,5 mln ), Fossacesia ( 900 mila euro), Casalbordino (2,1 mln), Vasto (600 mila), Montesilvano (1,2 mln) e Silvi (600 mila). «Ricama?Un fallimento», era stato il giudizio inappellabile dell’attuale presidente della Provincia di Pescara, allora consigliere comunale di Forza Italia, Guerino Testa, che avanzava forti dubbi sul reale utilizzo dei fondi da parte del Comune di Pescara. Testa parlava di progetti lasciati a metà per mancanza di finanziamenti.
Intanto il fiume di denaro scorreva in tutto Abruzzo, per finire a mare. Risultati? Zero.
A Montesilvano, nel dicembre 2005, sarebbero arrivati secondo gli annunci dell’allora assessore Guglielmo Di Febo 50 mila euro, poi 1,8 milioni nel 2007 (seconda tranche del progetto Ricama). Per la lunghezza del litorale di Montesilvano, ovvero quattro chilometri, furono realizzate scogliere frangiflutti.
L’amministrazione di Alba Adriatica, già destinataria di 488 mila euro di fondi Cipe, nel 2006, era riuscita a strappare una promessa importante all’allora capo del gabinetto dell’ufficio di presidenza regionale, Lamberto Quarta : «verranno inseriti annualmente fondi nel bilancio regionale per garantire il riporto di sabbia sul litorale».
A seguito delle mareggiate del 12 e 13 dicembre 2008, il Consiglio dei ministri stanziò altri milioni perché in Abruzzo fu dichiarato lo stato di emergenza.
Insomma un assalto alla cassa senza un piano integrato che potesse garantire una soluzione a lungo termine se non addirittura definitiva.Solo pochi studiosi gridano allo spreco di denaro pubblico e al danno ambientale come il professor Francesco Stoppa dell’Università di Chieti.
Invece in molti continuano, balneatori in prima linea, a chiedere finanziamenti per il ripascimento e per le scogliere.
Ed i politici aprono tranquillamente i rubinetti per non scontentare nessuno.
A Pescara già c’è la richiesta del Ciba di destinare 20 milioni dei 90 previsti per il Piano regolatore portuale per la realizzazione di interventi utili a mitigare gli eventuali effetti negativi.
Anche a Francavilla si è deliberato pochi giorni fa l’impegno di un 1 milione di euro per un progetto «di difesa della Costa-Zona Centro».
Consoliamoci, per quel che si può: molte regioni d’Italia hanno fatto gli stessi investimenti ottenendo pessimi risultati. Così hanno iniziato a guardare altrove.
Lazio, Toscana, Emilia Romagna e Liguria si sono affidate ad un grande programma di studio e sperimentazione dell’Europa , denominato “Beachmed”, per la «gestione sostenibile delle coste mediterranee» i cui risultati sono inseriti nel sito www.beachmed.eu.
L’Abruzzo però sembra aver deciso di perseverare nel buttare milioni a mare, infatti non compare tra le 36 regioni europee partners (http://beachmed.eu/Beachmede/PartenairesParticipantsauxSP/tabid/101/Default.aspx).
Occhio non vede, cuore non duole. Noi preferiamo avere siti web non aggiornati(http://www.regione.abruzzo.it/coste/index.html) nei quali si vantano investimenti milionari in difesa della costa dai risultati sconosciuti.
Il copione dunque si ripete: milioni di euro per progetti che o non ci sono o non servono a nulla. Altrimenti perché gridare all’emergenza ad ogni burrasca?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>«Basta che le persone si siedano anche un’ora di fronte al mare per osservare. La risposta viene dal mare: come sposta la sabbia, basta vedere che è vivo e sempre in perpetua modificazione. Se non rispettiamo la natura e continuiamo a fare questi interventi è come dichiarare guerra al mare. Sappiamo tutti cosa può fare il mare: tsumani, erosione, tempeste. Non si può affrontare il mare con secchiello e paletta e nemmeno con i caterpillar. Una mareggiata si rimangia tutto il lavoro di un anno. Basta parlare con la gente che vive al mare».«Ai balneatori bisogna dire che hanno a che fare con la natura: è inutile che pretendono di cambiarla. Inoltre spesso questi ripascimenti vengono fatti con materiali inquinati che danneggiano la salute dei bagnanti: prima o poi qualcuno tra i bagnanti si porrà i problema e ci sarà un crollo del mercato. Anzi già c’è».Una macchina da soldi &#8211; e anche di voti- ben architettata che da anni butta in mare finanziamenti pubblici, europei e regionali, per opere monche e spesso dannose.<br />
Ma si continua senza una base scientifica, senza un piano integrato di gestione della costa, senza nessuno che guardi ad una soluzione definitiva.Si stima (dato che la trasparenza non è il fiore all’occhiello della nostra Regione) che in meno di dieci anni in Abruzzo, dal Cipe e dall’Europa, siano arrivati centinaia di milioni di euro.<br />
Dal 2002 fu finanziato dal Cipe il programma “Ricama”, del più ampio progetto Sicora (120 mln), per un importo di «44 milioni di euro». Opera di ripascimento che finì sotto inchiesta nel 2007 con l’accusa di frode in pubblica fornitura per la società, Modimar, che studiò il piano di “risanamento” e che effettuò i lavori.<br />
Una prima tranche, 14 milioni, arrivò subito. Gli iniziali interventi riguardavano le cittadine costiere di Martinsicuro (4,5 mln di euro), Pescara Sud e Francavilla al Mare (4,5 mln ), Fossacesia ( 900 mila euro), Casalbordino (2,1 mln), Vasto (600 mila), Montesilvano (1,2 mln) e Silvi (600 mila). «Ricama?Un fallimento», era stato il giudizio inappellabile dell’attuale presidente della Provincia di Pescara, allora consigliere comunale di Forza Italia, Guerino Testa, che avanzava forti dubbi sul reale utilizzo dei fondi da parte del Comune di Pescara. Testa parlava di progetti lasciati a metà per mancanza di finanziamenti.<br />
Intanto il fiume di denaro scorreva in tutto Abruzzo, per finire a mare. Risultati? Zero.<br />
A Montesilvano, nel dicembre 2005, sarebbero arrivati secondo gli annunci dell’allora assessore Guglielmo Di Febo 50 mila euro, poi 1,8 milioni nel 2007 (seconda tranche del progetto Ricama). Per la lunghezza del litorale di Montesilvano, ovvero quattro chilometri, furono realizzate scogliere frangiflutti.<br />
L’amministrazione di Alba Adriatica, già destinataria di 488 mila euro di fondi Cipe, nel 2006, era riuscita a strappare una promessa importante all’allora capo del gabinetto dell’ufficio di presidenza regionale, Lamberto Quarta : «verranno inseriti annualmente fondi nel bilancio regionale per garantire il riporto di sabbia sul litorale».<br />
A seguito delle mareggiate del 12 e 13 dicembre 2008, il Consiglio dei ministri stanziò altri milioni perché in Abruzzo fu dichiarato lo stato di emergenza.<br />
Insomma un assalto alla cassa senza un piano integrato che potesse garantire una soluzione a lungo termine se non addirittura definitiva.Solo pochi studiosi gridano allo spreco di denaro pubblico e al danno ambientale come il professor Francesco Stoppa dell’Università di Chieti .<br />
Invece in molti continuano, balneatori in prima linea, a chiedere finanziamenti per il ripascimento e per le scogliere.<br />
Ed i politici aprono tranquillamente i rubinetti per non scontentare nessuno.<br />
A Pescara già c’è la richiesta del Ciba di destinare 20 milioni dei 90 previsti per il Piano regolatore portuale per la realizzazione di interventi utili a mitigare gli eventuali effetti negativi.<br />
Anche a Francavilla si è deliberato l’impegno di un 1 milione di euro per un progetto «di difesa della Costa-Zona Centro».<br />
Consoliamoci, per quel che si può: molte regioni d’Italia hanno fatto gli stessi investimenti ottenendo pessimi risultati. Così hanno iniziato a guardare altrove.<br />
Lazio, Toscana, Emilia Romagna e Liguria si sono affidate ad un grande programma di studio e sperimentazione dell’Europa , denominato “Beachmed”, per la «gestione sostenibile delle coste mediterranee» i cui risultati sono inseriti nel sito <a href="http://www.beachmed.eu" rel="nofollow">http://www.beachmed.eu</a>.<br />
L’Abruzzo però sembra aver deciso di perseverare nel buttare milioni a mare, infatti non compare tra le 36 regioni europee partners.<br />
Occhio non vede, cuore non duole. Noi preferiamo avere siti web non aggiornati«Basta che le persone si siedano anche un’ora di fronte al mare per osservare. La risposta viene dal mare: come sposta la sabbia, basta vedere che è vivo e sempre in perpetua modificazione. Se non rispettiamo la natura e continuiamo a fare questi interventi è come dichiarare guerra al mare. Sappiamo tutti cosa può fare il mare: tsumani, erosione, tempeste. Non si può affrontare il mare con secchiello e paletta e nemmeno con i caterpillar. Una mareggiata si rimangia tutto il lavoro di un anno. Basta parlare con la gente che vive al mare».«Ai balneatori bisogna dire che hanno a che fare con la natura: è inutile che pretendono di cambiarla. Inoltre spesso questi ripascimenti vengono fatti con materiali inquinati che danneggiano la salute dei bagnanti: prima o poi qualcuno tra i bagnanti si porrà i problema e ci sarà un crollo del mercato. Anzi già c’è».Una macchina da soldi &#8211; e anche di voti- ben architettata che da anni butta in mare finanziamenti pubblici, europei e regionali, per opere monche e spesso dannose.<br />
Ma si continua senza una base scientifica, senza un piano integrato di gestione della costa, senza nessuno che guardi ad una soluzione definitiva.Si stima (dato che la trasparenza non è il fiore all’occhiello della nostra Regione) che in meno di dieci anni in Abruzzo, dal Cipe e dall’Europa, siano arrivati centinaia di milioni di euro.<br />
Dal 2002 fu finanziato dal Cipe il programma “Ricama”, del più ampio progetto Sicora (120 mln), per un importo di «44 milioni di euro». Opera di ripascimento che finì sotto inchiesta nel 2007 con l’accusa di frode in pubblica fornitura per la società, Modimar, che studiò il piano di “risanamento” e che effettuò i lavori.<br />
Una prima tranche, 14 milioni, arrivò subito. Gli iniziali interventi riguardavano le cittadine costiere di Martinsicuro (4,5 mln di euro), Pescara Sud e Francavilla al Mare (4,5 mln ), Fossacesia ( 900 mila euro), Casalbordino (2,1 mln), Vasto (600 mila), Montesilvano (1,2 mln) e Silvi (600 mila). «Ricama?Un fallimento», era stato il giudizio inappellabile dell’attuale presidente della Provincia di Pescara, allora consigliere comunale di Forza Italia, Guerino Testa, che avanzava forti dubbi sul reale utilizzo dei fondi da parte del Comune di Pescara. Testa parlava di progetti lasciati a metà per mancanza di finanziamenti.<br />
Intanto il fiume di denaro scorreva in tutto Abruzzo, per finire a mare. Risultati? Zero.<br />
A Montesilvano, nel dicembre 2005, sarebbero arrivati secondo gli annunci dell’allora assessore Guglielmo Di Febo 50 mila euro, poi 1,8 milioni nel 2007 (seconda tranche del progetto Ricama). Per la lunghezza del litorale di Montesilvano, ovvero quattro chilometri, furono realizzate scogliere frangiflutti.<br />
L’amministrazione di Alba Adriatica, già destinataria di 488 mila euro di fondi Cipe, nel 2006, era riuscita a strappare una promessa importante all’allora capo del gabinetto dell’ufficio di presidenza regionale, Lamberto Quarta : «verranno inseriti annualmente fondi nel bilancio regionale per garantire il riporto di sabbia sul litorale».<br />
A seguito delle mareggiate del 12 e 13 dicembre 2008, il Consiglio dei ministri stanziò altri milioni perché in Abruzzo fu dichiarato lo stato di emergenza.<br />
Insomma un assalto alla cassa senza un piano integrato che potesse garantire una soluzione a lungo termine se non addirittura definitiva.Solo pochi studiosi gridano allo spreco di denaro pubblico e al danno ambientale come il professor Francesco Stoppa dell’Università di Chieti.<br />
Invece in molti continuano, balneatori in prima linea, a chiedere finanziamenti per il ripascimento e per le scogliere.<br />
Ed i politici aprono tranquillamente i rubinetti per non scontentare nessuno.<br />
A Pescara già c’è la richiesta del Ciba di destinare 20 milioni dei 90 previsti per il Piano regolatore portuale per la realizzazione di interventi utili a mitigare gli eventuali effetti negativi.<br />
Anche a Francavilla si è deliberato pochi giorni fa l’impegno di un 1 milione di euro per un progetto «di difesa della Costa-Zona Centro».<br />
Consoliamoci, per quel che si può: molte regioni d’Italia hanno fatto gli stessi investimenti ottenendo pessimi risultati. Così hanno iniziato a guardare altrove.<br />
Lazio, Toscana, Emilia Romagna e Liguria si sono affidate ad un grande programma di studio e sperimentazione dell’Europa , denominato “Beachmed”, per la «gestione sostenibile delle coste mediterranee» i cui risultati sono inseriti nel sito <a href="http://www.beachmed.eu" rel="nofollow">http://www.beachmed.eu</a>.<br />
L’Abruzzo però sembra aver deciso di perseverare nel buttare milioni a mare, infatti non compare tra le 36 regioni europee partners (<a href="http://beachmed.eu/Beachmede/PartenairesParticipantsauxSP/tabid/101/Default.aspx)" rel="nofollow">http://beachmed.eu/Beachmede/PartenairesParticipantsauxSP/tabid/101/Default.aspx)</a>.<br />
Occhio non vede, cuore non duole. Noi preferiamo avere siti web non aggiornati(http://www.regione.abruzzo.it/coste/index.html) nei quali si vantano investimenti milionari in difesa della costa dai risultati sconosciuti.<br />
Il copione dunque si ripete: milioni di euro per progetti che o non ci sono o non servono a nulla. Altrimenti perché gridare all’emergenza ad ogni burrasca?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Cava a Punta Penna. Due dati reali (preoccupanti) e due dati ingannevoli di marcomarra</title>
		<link>http://www.rifondazionevasto.com/2010/01/cava-a-punta-penna-due-dati-reali-preoccupanti-e-due-dati-ingannevoli/comment-page-1/#comment-204</link>
		<dc:creator>marcomarra</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 22:58:26 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.rifondazionevasto.com/?p=647#comment-204</guid>
		<description>La manifestazione del 24 in Piazza è anticipata alla ORE 11.00 MATTIMA!!!!!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La manifestazione del 24 in Piazza è anticipata alla ORE 11.00 MATTIMA!!!!!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su La Regione vuole imporre la cava a Punta Penna. Il PRC si oppone. di Carmine Tomeo</title>
		<link>http://www.rifondazionevasto.com/2010/01/la-regione-vuole-imporre-la-cava-a-punta-penna-il-prc-si-oppone/comment-page-1/#comment-201</link>
		<dc:creator>Carmine Tomeo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 09:48:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.rifondazionevasto.com/?p=638#comment-201</guid>
		<description>Daniele, dopo che in conferenza dei servizi la Regione non ha voluto dare ascolto nè ai comuni interessati, che si sono detti contrari; nè ai pareri delle associazioni ambientaliste, anch&#039;esse contrarie; non rimane che la protesta popolare. L&#039;abbiamo lanciata noi insieme alle associazioni, ma non intendiamo apporre etichette su una battaglia che di tutti e per tutti. Speriamo quindi che altri, come te, non si lascino influenzare dalla presenza di un partito (il nostro) che si è semplicemente attivato per difendere un patrimonio naturale unico ed irripetibile.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Daniele, dopo che in conferenza dei servizi la Regione non ha voluto dare ascolto nè ai comuni interessati, che si sono detti contrari; nè ai pareri delle associazioni ambientaliste, anch&#8217;esse contrarie; non rimane che la protesta popolare. L&#8217;abbiamo lanciata noi insieme alle associazioni, ma non intendiamo apporre etichette su una battaglia che di tutti e per tutti. Speriamo quindi che altri, come te, non si lascino influenzare dalla presenza di un partito (il nostro) che si è semplicemente attivato per difendere un patrimonio naturale unico ed irripetibile.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su La Regione vuole imporre la cava a Punta Penna. Il PRC si oppone. di Carmine Tomeo</title>
		<link>http://www.rifondazionevasto.com/2010/01/la-regione-vuole-imporre-la-cava-a-punta-penna-il-prc-si-oppone/comment-page-1/#comment-200</link>
		<dc:creator>Carmine Tomeo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 09:44:07 +0000</pubDate>
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		<description>Hai pefettamente ragione Alessandro. La natura ha i suoi equilibri e modificarli produce certamente impatti. Come e quanto impatteranno nessuno può dirlo con certezza e questo, ovviamente, deve farci spaventare e ... protestare contro questa cava!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Hai pefettamente ragione Alessandro. La natura ha i suoi equilibri e modificarli produce certamente impatti. Come e quanto impatteranno nessuno può dirlo con certezza e questo, ovviamente, deve farci spaventare e &#8230; protestare contro questa cava!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su La Regione vuole imporre la cava a Punta Penna. Il PRC si oppone. di Daniele</title>
		<link>http://www.rifondazionevasto.com/2010/01/la-regione-vuole-imporre-la-cava-a-punta-penna-il-prc-si-oppone/comment-page-1/#comment-199</link>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 00:27:34 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.rifondazionevasto.com/?p=638#comment-199</guid>
		<description>non so quanto, ahime, conteranno le proteste, ma di sicuro la mia ci sara. non sono di rifondazione, e certe battaglie non dovrebbero essere mosse solo da un partito, gli altri che fanno? Meno male che ci sono associazioni di volontari e i partiti minori, forse sono meno impegnati a discutere su quale poltrona sedersi?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>non so quanto, ahime, conteranno le proteste, ma di sicuro la mia ci sara. non sono di rifondazione, e certe battaglie non dovrebbero essere mosse solo da un partito, gli altri che fanno? Meno male che ci sono associazioni di volontari e i partiti minori, forse sono meno impegnati a discutere su quale poltrona sedersi?</p>
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	</item>
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